• PRESS RELEASE
Prodotto da Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da IRD e
nei principali store online da BELIEVE DIGITAL, mercoledì 10 giugno
2026 esce “Monkian Florilegio“, il nuovo CD del sestetto condotto dai maestri del jazz contemporaneo il vibrafonista
Sergio Armaroli e il trombonista Giancarlo Schiaffini, con la
partecipazione di Emanuele Parrini al violino, Giulia Cianca alla
voce, Giovanni Maier al contrabbasso, Urban Kusar alla batteria, e
con la speciale partecipazione della pianista Francesca Gemmo, in piano solo, nella traccia che chiude il disco.
Il disco si inserisce all’interno di un articolato progetto artistico e discografico nato nel 2021 e interamente strutturato intorno alla mitica figura del pianista e compositore americano Thelonious Monk considerato tra i più grandi innovatori del jazz moderno e del bebop, celebre per il suo inconfondibile stile pianistico spigoloso, ritmico e pieno di dissonanze, autore di alcuni tra i più celebri “standard” (come ‘Round Midnight, Blue Monk e tanti altri), e capace di influenzare profondamente tutta la storia del jazz.
Dopo “Deconstructing Monk in Africa” disco del 2021 in duo, “Monkish” del 2022 in quartetto con Giovanni Maier al contrabbasso e Urban Kušar alla batteria e percussioni, “Monkian Florilegio” rappresenta l’ultimo, nuovo ed attuale approccio discografico e di ricerca di Sergio Armaroli e Giancarlo Schiaffini intorno alla musica di Monk, nella visione complessiva qui estesa fino al sestetto con violino, voce e con l’aggiunta di un piccolo cammeo pianistico.
Photo by ©Luca d'Agostino
• PRESS RELEASE (English)
Produced by Dodicilune, distributed in Italy and internationally by IRD and via major online retailers by BELIEVE DIGITAL, “Monkian Florilegio”, the new CD by the sextet led by masters of contemporay jazz, vibraphonist Sergio Armaroli and trombonist Giancarlo Schiaffini, featuring Emanuele Parrini on violin, Giulia Cianca on vocals, Giovanni Maier on double bass, Urban Kusar on drums, and featuring a special
guest appearance by pianist Francesca Gemmo, performing a solo piano piece on the album’s closing track.
The album forms part of a comprehensive artistic and recording project launched in 2021 and entirely structured around the legendary figure of the American pianist and composer Thelonious Monk, considered one of the greatest innovators of modern jazz and bebop, famous for his unmistakable, angular, rhythmic and dissonant piano style, and the composer of some of the most famous “standards” (such as ‘Round Midnight and Blue Monk, among many others), and capable of profoundly influencing the entire history of jazz.
Following “Deconstructing Monk in Africa”, a 2021 duo album, and “Monkish” from 2022, a quartet album featuring Giovanni Maier on double bass and Urban Kušar on drums and percussion, “Monkian Florilegio” represents the latest, new and current recording and research approach by Sergio Armaroli and Giancarlo Schiaffini centred on the music of Monk, with the overall vision here expanded to a sextet featuring violin, vocals and the addition of a brief piano cameo.
Photo by©Luca d'Agostino
• TRACKLIST
1) Round About Midnight
2) Monk’s Mood
3) Functional
4) Ruby My Dear
5) Darn That Dream
6) Ugly Beauty
7) Monkian Florilegio #2 (from Chordially)
8) Children Song
• COMPOSITIONS BY
Compositions by Thelonious Monk except 1 by Thelonious Monk, Cootie
Williams; 5 by Jimmy Van Heusen; 7 by Sergio Armaroli. Lyrics by Bernie Hanighen (1), Sally Swisher (4), Eddie DeLange (5), Mike Ferro (6), Pannonica de Koenigswarter, Thelonious Monk (7).
Arrangements by Giancarlo Schiaffini (1, 2, 3, 4), Giovanni Maier (5, 6).
Photo by©Luca d'Agostino
• PERSONNEL
Sergio Armaroli, vibraphone
Giancarlo Schiaffini, trombone
Emanuele Parrini, violin
Giulia Cianca, vocals
Giovanni Maier, double bass
Urban Kusar, drums
special guest
Francesca Gemmo, piano (8)
• PRODUCTION DATA
Total time 54:46
STEREO DDD
℗ + © 2026
DODICILUNE (Italy)
www.dodicilunedischi.it
CD DODICILUNE DISCHI Ed595
8059772565950
• RECORDING DATA
Produced by Sergio Armaroli and Maurizio Bizzochetti, Dodicilune. Recorded
20, 21 February 2025, mixed 15 June 2025, mastered 15 July 2025 at Artesuono Recording Studio, Cavalicco (Ud), Italy. Sound engineer Stefano Amerio. Cover painting by Sergio Armaroli. Photos by
Luca D’Agostino. Contact: sergioarmaroli.com, giancarloschiaffini.com
• EXTRA NOTES
Si ringrazia Luca d’Agostino per l’occhio e la disponibilità.
Più che un tributo, «Monkian Florilegio» appare dunque come un esercizio di attraversamento critico. La scrittura di Monk viene osservata da angolazioni inconsuete, scomposta nei suoi elementi costitutivi e successivamente ricomposta secondo assetti che ne amplificano la complessità.
// di Francesco Cataldo Verrina //
L’universo monkiano continua a costituire per Sergio Armaroli e Giancarlo Schiaffini non tanto un repertorio da frequentare quanto un dispositivo critico attraverso il quale interrogare la natura stessa della forma jazzistica. «Monkian Florilegio», quarto capitolo di un itinerario avviato nel 2021, si colloca in una linea di continuità che evita qualsiasi atteggiamento celebrativo per concentrarsi sulle straordinarie potenzialità trasformative custodite all’interno della scrittura di Thelonious Monk.
Lontano da ogni intento filologico, il sestetto affronta queste pagine come materia aperta, sottoponendole a un processo di continua ridefinizione prospettica. Ciò che emerge non riguarda la semplice rilettura di alcuni classici monkiani, quanto la messa in discussione dei loro assetti interni, delle loro simmetrie apparenti e delle tensioni che ne sostengono l’architettura. L’operazione conserva intatta la riconoscibilità del materiale originario, pur collocandolo all’interno di una rete di relazioni timbriche e fraseologiche che ne modifica sensibilmente il profilo. La presenza del violino e della voce contribuisce in maniera sostanziale a questa riconfigurazione. Soprattutto il canto introduce una qualità sospensiva che raramente appartiene alla tradizione interpretativa di Monk. Non si tratta di un elemento narrativo sovrapposto al tessuto strumentale, ma di una componente che interviene direttamente sull’equilibrio delle densità, favorendo la comparsa di zone di ambiguità espressiva e di una sottile inquietudine percettiva. Tale condizione si propaga lungo l’intero impianto sonoro, trovando corrispondenza in una superficie accordale costantemente instabile, attraversata da attriti, slittamenti e polarità mai completamente risolte, grazie a un ensemble che sa come intercettare le indicazioni della partitura: Sergio Armaroli vibrafono, Giancarlo Schiaffini trombone, Emanuele Parrini violino Giulia Cianca voce, Giovanni Maier contrabbasso, Urban Kusa, batteria e Francesca Gemmo special guest al piano.
Da questo punto di vista «Round About Midnight» e «Monk’s Mood» assumono una fisionomia estremamente significativa. Le due composizioni sembrano perdere ogni residua dimensione elegiaca per orientarsi verso un clima di vigile sospensione, nel quale il materiale melodico appare continuamente trattenuto, quasi osservato dall’interno. L’attenzione si concentra meno sul tema e più sulle tensioni che ne regolano il comportamento, sui margini, sulle zone di attrito e sulle pieghe meno evidenti della scrittura. Perfino «Functional» e «Ruby My Dear» beneficiano di una lettura che privilegia la mobilità delle relazioni rispetto alla definizione dei contorni. Le linee procedono secondo una logica di progressivo decentramento, mentre l’articolazione dell’ensemble distribuisce le funzioni senza mai stabilizzare gerarchie definitive. Ne deriva una tessitura nella quale il materiale conserva una notevole elasticità pur mantenendo una forte coerenza interna. Particolarmente riuscita appare la scelta di accostare pagine strettamente associate all’universo monkiano a «Darn That Dream», la cui presenza amplia il quadro di riferimento senza alterarne l’unità estetica. Il passaggio risulta perfettamente integrato all’interno dell’economia generale del disco e contribuisce ad evidenziare quanto il lavoro di Armaroli e Schiaffini riguardi soprattutto una modalità di pensiero musicale più che un semplice omaggio autoriale. Il brano originale di Sergio Armaroli, «Monkian Florilegio #2 (from Chordially)», occupa in questo contesto una posizione strategica. Più che una parentesi compositiva, appare come una riflessione interna al progetto stesso, una sorta di osservazione ravvicinata dei meccanismi che regolano l’universo monkiano. Non vi si coglie alcuna tentazione imitativa; emerge piuttosto una consapevolezza profonda delle logiche intervallari, delle asimmetrie e delle tensioni che attraversano l’opera del pianista americano. La conclusione affidata al pianoforte solo di Francesca Gemmo assume infine il valore di una coda riflessiva, quasi una rarefazione conclusiva della materia precedentemente elaborata dall’ensemble. Un epilogo misurato, privo di enfasi, che restituisce all’ascoltatore il nucleo essenziale di una musica capace ancora oggi di generare interrogativi e prospettive inattese.
Più che un tributo, «Monkian Florilegio» appare dunque come un esercizio di attraversamento critico. La scrittura di Monk viene osservata da angolazioni inconsuete, scomposta nei suoi elementi costitutivi e successivamente ricomposta secondo assetti che ne amplificano la complessità. Un lavoro che individua nella mobilità della forma, nella permeabilità delle strutture e nella continua ridefinizione delle tensioni interne il terreno privilegiato per misurarsi con uno dei linguaggi più influenti del Novecento jazzistico.
Ganz aktuell liegt „Monkian Florilegio“ vor, die neue CD des Sextetts unter der Leitung des Vibraphonisten Sergio Armaroli und des Posaunisten Giancarlo Schiaffini, mit Emanuele Parrini an der Violine, der Sängerin Giulia Cianca, Giovanni Maier am Kontrabass, Urban Kusar am Schlagzeug sowie einem besonderen Gastauftritt der Pianistin Francesca Gemmo, die im letzten Titel des Albums ein Solo am Klavier vorträgt.
Das Album ist Teil eines umfassenden künstlerischen und musikalischen Projekts, das 2021 ins Leben gerufen wurde und sich ganz um die legendäre Figur des amerikanischen Pianisten und Komponisten Thelonious Monk kümmert, der als einer der wichtigsten Innovatoren des Modern Jazz und Bebop gilt, der berühmt ist für seinen unverwechselbaren, kantigen, rhythmischen und dissonanten Klavierstil. Als Komponist kennt man ihn wegen einiger der sehr bekannten „Jazz-Standards“ (wie „Round About Midnight“ und „Blue Monk“, neben vielen anderen). Diese haben die gesamte Geschichte des Jazz tiefgreifend geprägt. Nach „Deconstructing Monk in Africa“, einem Duo-Album aus dem Jahr 2021, und „Monkish“ aus dem Jahr 2022, einem Quartett-Album mit Giovanni Maier am Kontrabass und Urban Kušar am Schlagzeug und Percussion, stellt „Monkian Florilegio“ ein weiteres Album dar, mit dem Monks Spuren gefolgt wird.
Ein Klassiker von Monk steht am Anfang: „Round About Midnight“. Zu Beginn stimmt der Vibrafonist das Thema an, aber dann ist es die Sängerin, die das Thema gesanglich fragmentiert und dazu hören wir die Kommentare des Posaunisten. Dieser verfolgt im weiteren eigene Klangwege, dabei auch den Gesang, den teilweisen Sprechgesang, begleitend. Und immer wieder hören wir die Worte „Round About Midnight“, dann auch vom Bass und Vibrafon unterfüttert. Im Verlauf des Stücks zeigt sich die Sängerin ganz im Blues verstrickt. Intensive Bassinterventionen vermischen sich mit dem kristallinen Klang des Vibrafons und der „leicht jammernden und weinenden“ Violine. Posaunenstakkato vermischt sich mit dem langen Saitenstrich auf der Geige. Mit Gesang geht es auch bei „Monk’s Mood“ weiter. Die Geige verharrt in der Begleitung der Sängerin, die im weiteren die Textzeilen des Stücks durchaus paraphrasiert und zu Scat Vocal verwandelt. Dazu hört man aufbrausend die Posaune. Doch dann dringt auch Lyrik an unser Ohr, spielt die Stimme mit dem Klang der zu hörenden Geige. Im Hintergrund agiert der Drummer mit wenigen Schlägen seiner Trommelstöcke. Voll ist der teils brummende, teils schwirrende Klang der Posaune, die in einer Zwiesprache mit dem Vibrafon das Stück interpretiert und weiterentwickelt. Weiter geht es mit dem Lautgesang einerseits und dem dunklen Saitenflirren des Basses andererseits.
„Functional“ scheint uns im vorgetragenen Arrangement in die Welt von „Modern Times“ zu entführen. Glockenschläge treffen auf dezentes Schlagwerk und eine Geige, die gut zu Stephane Grappelli und Hot Club de France passt. Basslinien werden entfaltet; die Posaune wie auch die Sängerin sind in einem Laladladla unterwegs. In der Art des Gesangs spiegelt sich Blues wieder. Das Spiel des Vibrafonisten klingt so, als würde er eine industrielle Taktstraße in Klangmuster umsetzen. „Hähähä“ hören wir von der Sängerin und der Posaunist nimmt diese Lautäußerung in seiner Klangfarbe auf. Bassschritte sind nachhaltig zu hören. Das „Hähähä“ findet seine Fortsetzung, in die auch Vibrafon und Posaune involviert sind. Ach, da ist auch ein Zupfen auf den Geigensaiten zu hören. Gegen Ende wartet schliesslich der Drummer mit einem Solo auf.
Einleitend sind bei „Ruby My Dear“ als Akteure der Bassist, der Geiger und der Schlagwerker involviert. Nachfolgend erhebt sich die Stimme der Sängerin, fällt der Posaunist in den Wortschwall ein. Arrangiert ist das Stück wie andere zuvor nicht mit Werktreue, sondern mit freiem Geist. Da mögen dann aber einzelne Instrumentalpassagen eher werktreu ausgerichtet sein, so wie das Wechselspiel von Vibrafon und Posaune. Da erlebt man dann auch das klassische Pling-Plong von Monk – siehe das Spiel des Vibrafonisten. Irritierend ist hingegen das Geigensolo, das man wie gesagt eher in einem anderen Kontext, im Swing-Kontext, verortet – siehe oben. Das gilt auch über weite Strecken für den Gesang, der eher einem Broadway Musical zuzuordnen ist. Nach „Darn That Dream“ und „Ugly Beauty“ hören wir „Monkian Florilegio #2 (from Chordially)“. Den Abschluss der „Monk-Exkursion“ bildet „Children Song“. Mitsummbaren Tastenfolgen der solistisch agierenden Pianistin lauschen wir gebannt. Sie phrasiert und paraphrasiert das Thema nach und nach, versieht es mit einer Basshand. Nach wie vor perlen die Klänge dahin, auch sobald sie wieder in den einfachen Spielmodus des Beginns zurückkehrt.
© Ferdinand Dupuis-Panther, 2026
ARMAROLI / SCHIAFFINI 6TET, Round About Midnight, da "Monkian Florilegio" – Dodicilune Dischi // ARMAROLI / SCHIAFFINI 6TET, Darn That Dream, da "Monkian Florilegio" – Dodicilune Dischi
Le travail opiniâtre du vibraphoniste Sergio Armaroli et Giancarlo Schiaffini autour de Thelonious Monk a quelque chose d’incroyablement cohérent. Voici cinq ans, croit-on, que le duo étudie et déconstruit la parole monkienne ; c’est en réalité un peu plus que cela. C’est peut-être même l’histoire d’une carrière. Avec Monkian Florilegio, en sextet désormais, les Italiens rajoutent deux lames supplémentaires à leur précédent Monkish. Et ce n’est pas seulement arithmétique, on le constate à peine a débuté « Round About Midnight » sur le clavier d’Armaroli avec les nappes heurtées de Schiaffini et l’archet de Giovanni Maier, puisqu’on découvre le timbre tannique de la voix de la jeune Romaine Giulia Cianca qui transfigure le propos du tromboniste et du vibraphone. Plus abstrait, diablement profond… Quelque chose qui vient interroger les chemins contemporains empruntés par ailleurs par les deux leaders.
Le trombone de Schiaffini est doué d’une entropie qui lui est propre. La coulisse fouille l’étrange, bien aidée en cela par le violon d’Emanuele Parrini, habitué au travail avec Maier. Avec « Ruby My Dear », c’est celui-ci qui introduit l’abstraction dont trombone et vibraphone se délectent, la voix de Cianca tenant une ligne puissante que le batteur slovène Urban Kušar souligne. Il y a un plaisir évident pour le sextet à s’approprier ce répertoire, dont la déconstruction n’est pas l’unique visage. Ainsi, : « Darn That Dream » commence sur la sage walking bass de Maier à qui répondent le violon de Parrini et la voix de Cianca avant de laisser place au travail plus complexe d’Armaroli, tel un objectif qui se décentre progressivement jusqu’à « Ugly Beauty » le sommet de cet album.
C’est avec « Monkian Florilegio #2 » que le sextet révèle de la manière la plus claire son désir contemporain avec la musique de Monk comme matériau. Une œuvre plus complexe, volontiers théâtrale dans la voix de Giulia Cianca qui capte toute la lumière que lui offre le vibraphone. Hommage intense et en rupture, le morceau est la chimie pure de ce Monkian Florilegio proposé comme à l’accoutumée sur le label Dodicilune. Une matière qui clôt sans doute une trilogie monkienne pour Schiaffini et Armaroli, portée au sommet de sa propre transcendance.
par Franpi Barriaux // Publié le 12 juillet 2026