Fakebook by and with Alvin Curran

TRACKLIST

 

disc 1

1) Under The Fig Tree

2) Max'd Out

3) Sequence 1

4) Sequence 2

5) Sequence 3

6) Sequence 4

7) Sequence 5

8) Why Is This Night Different From All Other Nights

9) A Room in Rome

 

disc 2

1) The Answer Is...

2) Don't Throw That Book At Me

3) Field It

4) Soft Shoes

 

All compositions by Alvin Curran except "The Answer Is..." by Curran, Schiaffini, Carvalho Neto, Armaroli. [Tape: "Voci per Gigi" (1994) by Giancarlo Schiaffini; "Beyond Max'd Out" computer tape by Francesca Gemmo].

 

(P) 2017

Dodicilune ED 386

8033309693866

 

MUSICISTI

 

Alvin Curran, piano, shofar, computer

Giancarlo Schiaffini, trombone

Alipio Carvalho Neto, saxophones, brazilian whistles, percussions

Sergio Armaroli, vibraphone, talking drums, tam tam, percussions

 

Marcello Testa, double bass (2, 3, 4 Cd2)

Nicola Stranieri, drums (2,3,4 Cd2)

 

2 CD Set

 

TOTAL TIME:

51:37 + 43:28

 

Player.Believe.Fr

THE ALVIN CURRAN FAKEBOOK

 

Alvin Curran (pianoforte, Shofar, computer)

Alipio Carvalho Neto (saxophones, Brazilian whistles, percussions)

Giancarlo Schiaffini (trombone)

Sergio Armaroli (vibraphone, talking drum, gongs, percussions)

 

The quartet has just finished the recording of a double CD dedicated to Alvin Curran Fakebook represents the peculiar way the composer addresses his musical imagination. The form but not the content can be predicted in Curran's music. In his poetics, conventional writing and improvisation coexist. The main characteristics are not the harmonic, the melodic and the rhythmic elements, but the timbre. It is a personal soundscape of instrumental and ambient sounds collected in nearly sixty years of musical research.

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Il Fakebook rappresenta Alvin Curran nel suo modo peculiare di approcciare la musica; quello che il compositore conosce e può prevedere è la forma, non il contenuto. Nella musica di Curran coesistono la scrittura convenzionale, l'improvvisazione, la creazione estemporanea, e la sua principale caratteristica non è armonica, melodica o ritmica, bensì timbrica; è un personalissimo paesaggio sonoro di suoni strumentali e ambientali catturati in quasi sessanta anni di caccia musicale. Questo organico ha appena terminato di registrare un doppio CD dedicato al Fakebook di Alvin Curran che uscira per Dodicilune Edizioni Discografiche nell'autunno 2017.

 

 IJM Italian Jazz Musician Press Release

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Photo by Antonella Trevisan

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reviews | recensioni

Nel Fakebook di Alvin Curran potremo riconoscere la tela di Penelope, ciclicamente fatta e disfatta. Ma il compositore americano non solo rivede, rielabora i propri materiali, è anche Ulisse quando ricerca approdi nuovi e rischiosi. Il suo lungo viaggio è spiazzante, non da punti di riferimento. Dalle esperienze degli anni Sessanta di Musica Elettronica Viva è un susseguirsi di visioni, suoni, azioni e relazioni con teatro, danza, poesia. Linguaggi mischiati, confini infranti, (in)coerenze, provocazioni, happening. Nei due cd c'è questo e molto di più. C'è la lontananza dall'accademia, dal compositore ispirato, la rivendicazione di una costante irrinunciabile ricerca, laboratorio giornaliero dove elettronica, improvvisazione, free jazz, minimalismi, popolare ed etnico convivono, trasfigurando in uno scenario contemporaneo coeso e vitale. In The Biella Session Curran è affiancato da musicisti che gli garantiscono condivisioni e libertà. Le ance asfissianti, tra etnico e free, di Neto al quale si contrappone il trombone zigzagante, ironico e meditativo di Schiaffini mentre le percussioni di Armaroli disegnano uno sfondo vibrante e sognante.

 

Paolo Carradori, Alfadisco#4

Il pianista compositore Alvin Curran ed il trombonista Giancarlo Schiaffini sono tra le più importanti figure che nella seconda metà del Novecento hanno dato un contributo importante alla musica "contemporanea" di quegli anni, e bene ha fatto l'etichetta salentina Dodicilune a pubblicare questo doppio CD che contiene tra l'altro alcune pagine del "A.C. Fakebook" del compositore di Providence registrate a Ronco Biellese alla fine del 2016. Pagine è la parola che meglio descrive l'opera, formata da fotografie, scritti, schizzi, non fogli con il pentagramma ma piuttosto un compendio composito e variegato con del materiale sonoro, piccoli frammenti, musica concettuale, idee, percorsi pensati per piano ma che lasciano la più totale apertura verso gli altri strumenti. Fakebook che può essere manipolato, smontato e ricomposto secondo la sensibilità di chiunque voglia cimentarsi con questa, la definisco così, avventura esplorativa: Curran propone un contenitore insomma, il contenuto è lasciato ai musicisti e quindi può cambiare forma ogni volta che lo si affronta. Qui il quartetto, con Alipio Carvalho Neto ai sassofoni e percussioni, Sergio Armaroli al vibrafono e percussioni con l'aggiunta del contrabbassista Marcello Testa e del batterista Nicola Stranieri che partecipano all'operazione in alcune tracce, esplora nel primo dei due CD sette Sequenze "suggerite" da Curran ("Sequences" è il titolo della prima delle nove sezioni di cui è composta l'opera), mentre "Soft Shoes" che chiude il secondo CD è una brevissima struttura con piccole variazioni pianistiche e "Field It" si regge su una piccola frase iniziale ripetuta dalla ritmica con improvvisazione dei fiati che si immerge nei "soliti" suoni-rumori fuori posto delle infernali suoni generati dal computer di Curran per ritornare alla frase iniziale.

 

Infine voglio segnalare il brano che, senza togliere nulla agli altri, mi ha fatto comprendere il valore culturale del livello di questo ottimo doppio lavoro, ovvero "The Answer is" composto, anzi improvvisato dal quartetto; suoni naturali, nastri preregistrati, suoni artificiali si alternano, si sovrappongono, si inseguono per oltre trenta minuti, quasi una conversazione a quattro di raro interesse e profondità per i tempi che viviamo.

 

Ascoltatelo. Attentamente.

 

Alessandro Nobis, ilDiapasonBlog

Mai davvero passato agli archivi, ancor meno alle retrovie, dell'eccentrico (e a suo modo modesto) testimone e fattivo attore della grande avventura dell'innovazione in musica, non si può dire che non siano passati messaggi e transiti: del visionario ideatore di Canti e vedute del Giardino Magnetico (ma la discografia complementare e successiva è estremamente ricca ed articolata) si conferma l'impegno espresso verso "la valorizzazione e la dignità professionale del comporre musica non commerciale come parte di una personale ricerca di future forme sociali, politiche e spirituali (...), in una serena dialettica tesa all'incontro", caratterizzato nelle eterogenee forme da "un volatile mix di lirismo e caos, struttura e indeterminazione".

Ne perviene ora in forma di fattivo tributo il "progetto Fake Book", direttamente correlato al personale quaderno privato di appunti musicali redatto, aggiornato e consultato in oltre cinque decadi, supporto grafico di innumerevoli significati, valenze e formule stilistiche, come dal vastissimo campionario in note di copertina, esponenti una ridda di rievocazioni personali e parastoriche.

Di tali incalcolabili materiali si tenta in forma extra-selezionata una rappresentazione discografica, a partire da quanto esposto nel corso delle Biella Sessions; certamente ammettendone il carattere sommario di "candida autobiografia sonora" (così come l'autodichiarato carattere di "reboot concettuale verso uno stato primigenio d'essere in arte"), l'impianto registra (ma non denuncia particolarmente) le sovrapposizioni generazionali: la reunion a gestazione non certo frettolosa tra due grandi testimoni dell'avanguardia, con non minime implicazioni storiche, e l'aggregazione di due comprimari dalla più recente scesa in campo, ma non per questo meno organici alle ragioni del procetto (oltre all'aggregazione di un'italica coppia ritmica in alcune tracce).

Il lacerante (e s'immagina d'arduo dominio timbrico) Shofar ebraico, millenario corno rituale (e già al centro di un recente lavoro con quartetto d'archi) è tra le punte di un instrumentarium originale e pugnace; così', il composito tessuto della band, oltre alle tastiere acustiche e il laptop del veterano, arruola alla pari i barriti d'ottone del multilingue decano Schiaffini, oltre alla percussione fluida e alle ritmiche composite del ricercatore Armaroli, completandosi con gli estrosi apporti d'ancia e timbro etnico del musicologo e performer brasiliano Carvalho Neto.

Esteso peraltro il panorama formale dispensato nell'ampia raccolta: concedendosi ampia libertà espositiva in una sequenza estesa dalla kermesse di Max'd Out a plaghe più private e di netta impronta lirica tra cui l'introduttiva e notturna Under the Fig Tree, cimentando la formazione in apparentemente meno strutturati passaggi (tali le cinque Sequence), abbandonandosi in solo al pianismo intenso della privata A Room in Rome, completando la sequenza con la pugnace elettroacustica nell'elaborata The Answer is..., lo stralunato mainstream di Don't Throw That Book at Me e Soft Shoes, fino all'apparato swingante di Field it.

Se ne trae una certa indipendenza tematica, né appare acquiscenza di render conto ad alcun definito canone formale, orientando di fatto le maggiori energie verso una serie di passaggi instabili, di alterno carattere polemico, in cui oltre alle interazioni e alla dialettica organiche alla tempra espressiva dei partecipanti, s'incorporano spunti storici quali la cageana radiomusic ed una funzionale (e non nostalgica) esposizione della musica su nastro, confermando la connessione piuttosto organica fra i vari momenti dell'innovazione in musica. Non datati, ma probabilmente non più afferibili (anche a ragion di ciò) all'ambito "sperimentale" strictu sensu, i materiali del collettivo risuonano comunque del calore e del plasma creativo dei "formidabili" e fondativi anni dell'avventura dell'originale avanguardia.

Privato, ma vocazionalmente aperto alla condivisione, il "Falso Libro" di Alvin Curran s'insedia con merito nella recente discografia di qualità, diremmo non tanto per le risultanze sonore quanto e maggiormente per le grandi implicazioni concettuali e creative, palesando (e non soltanto a margine) i crescenti meriti dell'etichetta salentina nell'annettere una sempre più abitata sezione avant-garde, in questo caso graziata dal valore aggiunto di forte partecipazione storica e importante valore musicologico.

 

Aldo Del Noce, Jazz Convention

 

Il nome di Alvin Curran rimanda in modo istantaneo agli anni gloriosi dell'avanguardia romana, però è bello saperlo ancora in attività, così si evitano i ricordi lacrimevoli e i commenti da reduci. In questo doppio album di sue composizioni, sottotitolato "The Biella Sessions" e inciso giusto un anno addietro, succede davvero un po' di tutto, anche se la varietà è governata con mano ferma e nell'insieme il lavoro non manca di coerenza. Si va dai frammenti alle ampie strutture, e composizione e improvvisazione si alternano, convivono o si fondono. E' un viaggio nella concretezza del suono, sia esso acustico o digitale, ricco di continue e inaspettate rivelazioni. Non è scontato condurre un gioco del genere e Curran dimostra di possedere ancora lo spirito inventivo giusto, così come i compagni coinvolti in questa ennesima avventura senza rete sanno interpretare correttamente la loro parte. (7/8)

 

Piercarlo Poggio, BlowUp

Da sempre indomito sperimentatore, cacciatore di suoni e timbri inauditi, più incline alla composizione istantanea, alla performance e alla conduction estemporanea, ma anche capace di confezionare pagine più convenzionali, Alvin Curran è figura di spicco nella musica contemporanea da una cinquantina di anni e più, ormai.

I compagni di avventura sono qui Giancarlo Schiaffini, il sassofonista Alipio Carvalho Neto e il vibrafonista Sergio Armaroli, interpreti insieme al leader di un variegato percorso, una summa delle diverse anime del compositore di Providence.

Nel primo dei due CD presentati il nucleo fondante è rappresentato dalle 5 Sequences, ispirate a codifiche di recente pubblicate da Curran nel suo Fakebook, che restano ben salde nell'ambito dell'impro radicale, con rari sprazzi pacificanti in un tessuto prevalentemente intransigente. Musica che, tutto sommato, appare un po' segnata dal tempo. Stessa sostanza sonora, serrata e claustrofobica fino a diventare incontrollata, in Max'd Out.

Ad aprire il disco Under The Fig Tree, composizione degli anni '70 allora proposta in veste dal sapore kosmische musik; nell'attuale versione, si gioca su toni sommessi, i materiali sonori sono ridotti all'osso, piccole scale dal sapore infantile che si aggirano e non trovano (né cercano) evoluzione o soluzione di alcun tipo.

In chiusura invece A Room in Rome, assorto piano solo che ritrova a sorpresa il gusto della consonanza, concedendosi anche una solenne conclusione.

Più riuscito a nostro avviso il secondo CD, costituito in gran parte dalla lunga composizione istantanea The Answer is, a firma dei 4 musicisti impegnati, che sfrutta con grande varietà di timbri (anche preregistrati) e soluzioni lo spazio sonoro, in un lungo e fantasioso sviluppo che prende circa una trentina di minuti.

A completamento del lavoro, ancora due composizioni che testimoniano il lato più immediato della produzione di Curran: Field It, un succinto funky che nel complesso si configura come un "moderato swing" da un vinile anni '50, fatte salve le sporcature elettroniche, ed in chiusura il brevissimo passetto di danza Soft Shoes.

 

La luna di Alfonso, 1 dicembre 2017

 

 

Per questo nuovo lavoro edito dalla salentina Dodicilune in doppio CD, il pianista Alvin Curran si avvale della presenza di Giancarlo Schiaffini al trombone, Sergio Armaroli al vibrafono e percussioni e Alipio Carvalho Neto ai sassofoni e percussioni. Il quartetto muove verso direzioni di profonda sperimentazione, tra partiture scritte e libere improvvisazioni, in un insieme che esula da qualsiasi incasellamento di genere. Quella che si ascolta è una continua ricerca di suoni e sensazioni che nascono spesso da cellule slegate, che poi si affastellano, si scontrano o si sposano a seconda dell'umore estemporaneo degli interpreti. Il lavoro mostra un orizzonte timbrico di rara estensione, nel quale confluiscono sorgenti sintetiche, elementi preregistrati, voci e in alcuni passaggi anche contrabbasso e batteria suonati dai musicisti ospiti Marcello Testa e Nicola Stranieri. In questa sorta di caos creativo non mancano passaggi dal carattere melodico lineare, anche se mai scontati o prossimi a forme di convenzionalità espressiva.

 

Roberto Paviglianiti, strategie oblique.blogspot