Exercises d'improvisation | Etudes d'improvisation ( Septembre 1977)

TRACKLIST

 

disc 1

1) Exercises d'improvisation N.1

2) Exercises d'improvisation N.2

3) Exercises d'improvisation N.3

4) Exercises d'improvisation N.4

5) Exercises d'improvisation N.5

6) Exercises d'improvisation N.6

7) Exercises d'improvisation N.7

 

All composition by Luc Ferrari

 

PERSONNEL

Giancarlo Schiaffini, trombone

Walter Prati, cello

Francesca Gemmo, pianoforte

Sergio Armaroli, vibraphone

 

PRODUCTION DATA

Total time: 46:17 STEREO DDD

p 2018 DODICILUNE (Italy)

c 2018 DODICILUNE (Italy)

www.dodicilune.it

CD DODICILUNE DISCHI Ed394

8033309693941

 

RECORDING DATA

Production by Sergio Armaroli and Gabriele Rampino for 

Dodicilune edizioni, Italy

Label manager Maurizio Bizzochetti

Recorded 21, 22 October 2017 at Il Pollaio, Ronco Biellese (BI), Italy

Sound engineer Piergiorgio Miotto

Cover/back photos © Olivier Garros

Inside photos © Brunhild Ferrari, Wolfgang Richter, Olivier Garros

French to Italian translation by Mathilda Gemmo

Contact: www.sergioarmaroli.com; www.erratum.it

 

EXTRA NOTES

Si ringrazia Brunhild Meyer-Ferrari per la straordinaria disponibilità e presenza, senza di lei questo progetto non avrebbe avuto forma; Junya Murakami per l'attenzione, Andrea Cernotto, Steve Piccolo e tutto il popolo di Erratum (The People of Erratum), il Teatro l'Arsenale di Milano e MMTCreative Lab  oltre ai nostri immancabili amici felini: Mabel, Mombo, Zazie (e Frizzo).

 

www.lucferrari.com

[télecharger le livret]

 

IJMPressKit digitale

www.deezer.com

Il disco sarà presentato ufficialmente sabato 10 marzo (ore 21) al Teatro Arsenale di Milano, in collaborazione con Erratum, nell'ambito della serata dedicata al progetto Tautologos III che ripropone il lavoro per gruppo di musicisti e attori firmato da Luc Ferrari nel 1969. Sul palco con il quartetto del disco anche i musicisti Claudio Chianura, Brunhild Ferrari, Mario Mariotti, Steve Piccolo, Gak Sato, Andrea Vigani e gli attori Veronica Del Vecchio, Greta Di Lorenzo, Ian Gualdani, Alessandro Pozza, Margherita Serra, Barbara Villa.

 

Luc Ferrari Tautologos III

C.S.TautologosIIIpdf.pdf
Documento Adobe Acrobat 506.5 KB

reviews | recensioni

 

"Luc Ferrari Exercises d'Improvisation" was released this month by Italian record label "Dodicilune". The compositions by French composer Luc Ferrari was played by four jazz masters - Giancarlo Schiaffini (trombone), Walter Prati (cello), Francesca Gemmo (piano) and Sergio Armaroli (vibraphone). These four musicians are interesting musicians. Their playing style is based on free improvisation, electroacoustic music, experimental music, academic avant-garde and experimental jazz synthesis. Luc Ferrari is famous and interesting 20th century composer. The main field of his music style - electroacoustic music and academic avant-garde. Through long years of creative activity, Luc Ferrari formed and masterfully improved his own composing style. Electronics, acoustic instruments, magnetic tape records, field recordings, basic elements of dodecaphony and serialism, spectral music, concrete music, experimental playing techniques of contemporary academical music, free improvisation and not-stricly based form - all these elements contain the main parts of his compositions. Luc Ferrari composing style was based on many different music elements and effected by other famous 20th century composers. Olivier Messiaen, Edgard Varèse, Arthur Honegger music had made big influence to Luc Ferrari playing style. Luc Ferrari is one of the creators of concrete and electroacoustic music. His music has original, specific and interesting sound. The elements of concrete and electroacoustic music are gently synthesized together with free improvisation, which also is very important to these improvisations. Luc Ferrari compositions have free form, interesting structure, are based on contrasts and shocking musical experiments. Spontaneous, vibrant and expressive solos, free collective improvisations take very important place of Luc Ferrari improvisations and make them always to switch between academic avant-garde and free improvisation.

 

The composition of this album were played by four Italian jazz masters. Each of them has his own playing style. All the musicians like to experiment in all fields of musical language - especially in specific timbres and sound effects section. Passionate and touching sound of this album compositions is based on many different music elements. Deep, vibrant and depressive trombone sounds, soft, vivacious and expressive vibraphones, vivid piano melodies and contrasting cello melodies - all these elements help the musicians to create different and specific sound of Luc Ferrari compositions. Trombone melodies form and extract very deep and depressive sound - its full of repetitive and monotonic tones, static rhythms and harsh timbres. Walter Prati cello melodies are based on free and spontaneous improvisations, which have many contrasts. Subtle and soft melodies, unusual timbres, dynamic rhythmic and vibrant sound are highly contrasting with expressive and vivacious melodies. Piano melodies by Francesca Gemmo are moody and contrasting - vivacious melodies are fused with repetitive rhythmic and melodic elements. Interesting harmony, repetitive or very dynamic rhythmic, huge range of different musical expressions and free improvisations are highly effecting whole sound of the compositions. Piano, trombone and cello melodies are illustrated by soft and repetitive vibraphones. Soft, subtle, colorful and gorgeous sound of vibraphones is the opposite to the loud, expressive and active melodies. The music of this album has contrasting and expressive sound and huge variety of moods. Harch, depressive and dark episodes are gently twisted together with dramatic and loud free improvisations, energetic solos, dissonance and interesting harmony, expressive, lengthy and vivacious melodies or subtle and soft pieces. The basic elements of Luc Ferrari compositions are succesfully and masterfully revealed - four interesting and creative improvisers create passionate, interesting and extraordinary sound of this album compositions.

 

from AvantScene, contemporary music blog

 

Un disco su Luc Ferrari edito da Dodicilune rappresenta comunque un evento stante l'interesse del compositore francese che fu allievo di Messiaen e Honegger riesce sempre a suscitare.

La cui produzione musicale resta ancora difficile da collocare in quanto rigugge da cliché ed etichette. L'album in questione, inciso da Giancarlo Schiaffini (trombone), Walter Prati (cello), Francesca Gemmo (piano) e Sergio Armaroli (vibrafono), se non altro perché prodotto da una label come quella pugliese specializzata in ambito jazz, farebbe propendere di tal tipo per un approccio dei musicisti agli Exercise, visto che gli stessi sono finalizzati all'improvvisazione. Il che in parte è vero ma nello stesso tempo non può coprire quella che è la Diversità degli/dagli schemi che la libertà musicale che l'estetica ferrariana presuppone.

Gli Etudes in questione sono marcati in genere dalla ripetitività della "tonalità di flusso armonico", un movimento regolare, a metà fra raga e iterazione minimale, che regola la base su cui costruire ipotesi di lavoro e sulle quali "jouer" la stretta comunicazione fra i membri del gruppo. Ognuno degli Studi, la cui trascrizione risale al 1977, è autonomo e può essere isolato dagli altri. Può avere funzione didattica o di divertissement o di lavoro come in effetti la versione sinfonizzata che il quartetto presenta nel progetto.

 

Amedeo Furfaro, MusicaNews

 

Di Amedeo Furfaro, Il giro del Jazz in (altri) 80 dischi (Italian Style), CJC, 2018; pag.57

Allievo di Messiaen e Cortot, membro attivo del "Groupe de recherches de musique concrète" della Radio francese, Luc Ferrari è stato autore di pagine assai importanti nell'ambito appena citato: una per tutte, si consiglia l'ascolto di Héterozygote, datata anni '60. Qui vengono proposti, in forma di quartetto, i suoi Exercises d'Improvisation.

Il #1 e il #2 hanno un quieto andamento narrativo, caratteristico della poetica dell'artista francese: landscapes su cui agiscono in chiave solistica, alternandosi, il trombone di Giancarlo Schiaffini e il cello a tratti lirico di un sorprendente e ritrovato Walter Prati, in passato già al fianco di guastatori sonori come Thurston Moore ed Evan Parker.

Il #3 è innervato da una pulsazione in stile Steve Reich, con piano e vibrafono che in ostinato echeggiare inizialmente sostengono il fraseggio del trombone, per poi prendere il sopravvento in un incisivo finale.

Il #4 bilancia la cupezza del suono, nell'elettronica e nel cello, con il tempo brillante della parte alta del registro del vibrafono di Sergio Armaroli.

Il #5 è incalzante e più serrata delle precedenti, i suoni si affollano creando un effetto claustrofobico, sostenuto dall'intenso lavoro del cello "pizzicato", e con un ruolo fondamentale affidato stavolta agli svolazzi del piano preparato di Francesca Gemmo.

Stessa sostanza sonora nutre il #6, scorribande del "tutti" sul tappeto elettronico prodotto da un loop che detta il ritmo con un timbro da vecchio farfisa, un po' "in C" di Terry Riley e (ovviamente) un po' "Baba O'Riley" degli Who.

In conclusione il #7 mette il sigillo ad una prova efficace, consegnando un ascolto interessante e per nulla ostico, nonostante l'impervia area di definizione della proposta musicale.

 

Come il titolo lascia intendere questo lavoro firmato da Giancarlo Schiaffini (trombone), Walter Prati (violoncello), Francesca Gemmo (pianoforte) e Sergio Armaroli (vibrafono) è dedicato alla figura del compositore francese Luc Ferrari, dal repertorio del quale sono estrapolati, rivisitati, indagati, metabolizzati e riversati in maniera personale sette "Exercises d'improvisation". Ne deriva lo scenario avanguardistico costruito dai quattro interpreti, ognuno dei quali abituato nel cimentarsi in territori espressivi tanto liberi quanto impervi e non privi di trappole formali, con estrema dedizione e disinvoltura, in un continuo rimando di suoni, input, misure e suggestioni. L'insieme è privo di spettacolarità gestuale, e l'ascolto riserva una sorta di rarefatta densità, spesso costruita attorno a piccoli gesti, a volte piccolissimi, che si affastellano fino a comporre figure ipnotiche e di lucente complessità. 

 

Roberto Paviglianiti, StrategieOblique

LUC FERRARI L'ANEDDOTICA DI UN EROE

di Mario Gamba

 

Per chi cerca un compositore sperimentale ma piacevole, tendenzialmente non disciplinare ma di volta in volta ben concentrato sugli "stili" o i "generi" frequentati, Luc Ferrari è un eroe. Perché la sua musica sa sorprendere l'ascoltatore e stargli accanto come in un conversare sapiente/cordiale. Nella sua vita ha scritto opere seriali secondo le suggestioni ricevute a Darmstadt ad esempio la "Sonatine Elyb pour piano" (1953-'54); ha definito "musica aneddotica" la sua variante di musica concreta nel periodo della fondazione con Pierre Schaeffer del Groupe de Recherches Musicales e questa esperienza ha avuto un esito piuttosto "ambient" col celebre "Presque rien" (1970); ha adottato la "nuova tonalità" durante gli anni Ottanta; ha collaborato con Otomo Yoshihide, Dj Olive e eRikm per produrre musica tecnologica magnificamente scriteriata. E poi ha pensato per l'improvvisazione. Sempre col suo fare gentile, spregiudicato e comunicativo. Di lui così scrive la compagna di una vita Brunhild Meyer presentando il cd "Exercises d'improvisation" (1977) realizzato per la Dodicilune da un fenomenale quartetto composto da Giancarlo Schiaffini (trombone), Walter Prati (violoncello), Francesca Gemmo (pianoforte), Sergio Armaroli (vibrafono): "E' la società in ogni suo aspetto, rivolta, gioia, sofferenza, intimità e amore il fondamento stesso dei temi che lo preoccupano e che traduce nelle sue creazioni". Ferrari ha pensato per l'improvvisazione. Ha fatto un'ipotesi, l'ha proposta a interpreti di cui non ha indicato nè il numero nè gli strumenti da suonare. Però ha preparato -questa la parte "scritta" dell'opera- un nastro magnetico che cambia per ciascuno dei sette "Exercises". "Nel nastro abbiamo cercato le idee sonore, quelle forse desiderate da Ferrari", racconta Schiaffini. C'è stato un coordinamento dell'agire improvvisativo del quartetto in studio? Schiaffini lo nega. In ogni caso lo splendore di questi sette itinerari è dato dai modi dell'istantaneità associati ai modi della composizione. Potrebbe essere tutto scritto e nessuno si sorprenderebbe. C'è molto spirito jazz in questi "Exercises" con cinque autori, anche se la firma spetta pur sempre a Ferrari. Nel n.4 si notano sostanza melodica e persino struttura del blues. Nel n.1 le parti del trombone con sordina di Schiaffini sono a dir poco memorabili -ma l'aggettivo vale per tutto il disco: lo Schiaffini della maturità è immenso -nel condurre tutto il brano verso una ri-creazione di Ellington in salsa "contemporanea" e free. Viene in mente l'atmosfera di "Black and Tan Fantasy". A Luc sarebbe piaciuto.

 

Alias/ il Manifesto di sabato 21 aprile 2018

Avvicinarsi alle composizioni di Luc Ferrari (1929-2005) non è mai semplice perché il suo eterogeneo mondo sonoro lascia sovente così tanta libertà agli esecutori che questi finiscono per non sapere bene cosa farsene. Non è il caso di Giancarlo Schiaffini (trombone), Walter Prati (nell'occasione al cello), Francesca Gemmo (pianoforte) e Sergio Armaroli (vibrafono). Le loro diverse individualità ed esperienze spiccano lungo l'intera registrazione ma, come auspicava lo stesso Ferrari, sanno giungere a un ascolto reciproco così intenso da rendere i sette "esercizi d'improvvisazione" a cui si applicano brani compiuti e perfettamente definiti. Un omaggio a Ferrari autentico e personale, che non tradisce in nulla il verbo.

(8)

 

Piercarlo Poggio, Blow Up! #240 maggio 2018

Compositore eclettico spintosi ben oltre l'atonalità e la musique concrete degli inizi, il parigino Luc Ferrari (1929-2005) è un personaggio di rilievo nella sperimentazione sonora del Novecento ancora non molto conosciuto. In accordo con la compagna Brunhild Meyer-Ferrari, che firma una nota di prefazione all'album, il blasonato quartetto composto dal trombonista Giancarlo Schiaffini (già nel Gruppo di Improvvisazione Nuova Consonanza e in un'infinità di altri storici progetti), dal violoncellista Walter Prati (collaboratore tra gli altri di Evan Parker e Thurston Moore), dalla pianista Francesca Gemmo e dal vibrafonista Sergio Armaroli, si cimenta in omaggio al compositore in sette Etudes d'improvisation seguendo le indicazioni dell'autore, che riguardano il numero di strumentisti, la durata dei brani e una tonalità di partenza su cui i musicisti sono liberi d'improvvisare in qualsiasi stile o genere secondo "una modalità e un tempo regolare". Quasi dei game piece insomma, in cui i quattro interpreti danno prova di grande sensibilità e sintonia, passando da pacati e lirici contrappunti (gli studi N.1 e N.2) a pagine corali concitate e pressanti (N.5) o circolarmente reiterative (N.6).

(7)

 

Vittore Baroni, Blow Up! #240 maggio 2018

In fondo Giancarlo Schiaffini, da anni, ci racconta attraverso la musica e gli scritti che l'improvvisazione è un feticcio complicato da definire quanto affascinante da affrontare. Questo lavoro in quartetto su composizioni del 1977 di Luc Ferrari ne esplicita aspetti ancora più coinvolgenti. In questo caso la libertà d'improvvisazione è condizionata dall'ascolto del nastro magnetico che funziona non da neutro sottofondo ma come proposizione con la quale relazionarsi, al di là di convenzioni e stili. Ferrari indica che questa, la proposizione di carattere modale-tonale, non deve essere altro che un sostegno all'immaginazione collettiva. La condizione posta dal compositore costringe gli esecutori a buttare via aspirazioni leaderistiche e di guida, altrimenti nulla funzionerebbe. Invece qui tutto funziona alla grande, lo spazio mentale che il nastro stimola vede i quattro musicisti cercare, in una immersione dialogante diretta e totale nel suono, una visione collettiva della musica del tutto estranea a facili soluzioni, minimal, ambient o altro. Ma questa profonda condivisione dei musicisti necessita anche di un atteggiamento aperto di chi ascolta, Ferrari, come molti altri compositori contemporanei, ci richiede un ruolo attivo, la responsabilità di conferire esistenza, identità a suoni, emozioni che potrebbero volare via.

 

Paolo Carradori, Alfadisco #5 -aprile 2018