Sergio Armaroli | Fritz Hauser

Structuring The Silence

TRACKLIST

 

CD1

1. Structuring The Silence: part one

2. Structuring The Silence: part two

3. Structuring The Silence: part three

4. From A to G

 

CD 2

1. afterSILENCE

2. Impro 1a

3. Impro 1b

4. Impro 1c

5. Impro 1d

6. Iride

7. Impro 2a

8. Impro 2b

9. Impro 3

10. Impro 4

11. Anathem | 1

12. Anathem | 2

13. Anathem | 3

 

All compositions by Sergio Armaroli except CD2 (2,3,4,5,7,8,9,10) by Sergio Armaroli, Fritz Hauser (Dodicilune edizioni) SUISA

 

PERSONNEL | MUSICISTI

Sergio Armaroli

vibraphone, percussion, glockenspiel, crotales, electronics

Fritz Hauser

drum-set, percussion

 

www.dodicilune.it

CD DODICILUNE DISCHI Ed368

 

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     Photo by Fritz Hauser

HABITAT in percussion music 

 

From an idea of a "percussion theater" as a percussion duet: a sound research through improvisation and a minimum composition, within an architecture of emptiness and silence, like a sonic landscape as a place of ecological listening.

 

 

The execution is understood as "living sculpture" in a constant process of dialogue: percussion conversation.

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Da un’idea di un “teatro della percussione” come percussion duet: una ricerca sonora attraverso l’improvvisazione ed una scrittura minima, all’interno di una architettura del vuoto e del silenzio, come un paesaggio sonoro quale luogo di ascolto ecologico.

 

L’esecuzione è intesa come “scultura vivente” in un processo costante di dialogo: percussion conversation.

Silence has been an essential element of my percussion playing since the very beginning. Developing sounds out of silence, fading into silence, stopping a cymbal crescendo to let the silence explode into space. These were some of the elements I used a lot, and I still do. Then I met John Cage, who wrote a piece for me. One of his number pieces -one4- , and depending on how you deal with the given elements and performance rules, you end up with a lot more silence than I was used to. Silence that makes you listen, silence that makes you think. Silence that can frighten you, but also silence that gives you peace, and hope...

 

Sergio Armaroli is a percussionist/composer who has given much more than just a thought or two to silence. He has made an extensive research on composing techniques, and improvising concepts. He has explored all possible ways to deal with silence and he has put these reflections into the concept pieces of STRUCTURING THE SILENCE. Playing with him, and creating silence with him was both a pleasure, and a challenge: Silence is an endless ocean, sound is the vessel to travel on it...

 

Fritz Hauser

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reviews | recensioni

"... due cd nei quali la base è costituita da quella che viene chiamata "improvvisazione non idiomatica" cioè improvvisazione non nata da melodie definite [...] ma che si forma da brevi spunti concordati e da "incroci" spontanei, e pertanto musica "irripetibile" per dirla con Derek Bailey.

Il primo Cd contiene un brano di ampio respiro suddiviso in tre movimenti, "Structuring The Silence" dove l'interplay tra il batterista svizzero ed il percussionista italiano da la dimostrazione di quanto possa essere interessante sviluppare il tema dell'improvvisazione non idiomatica offrendo all'ascoltatore continui e forti stimoli per riflettere su questo linguaggio musicale.

Il secondo cd contiene invece otto brevissimi ed interessanti spunti improvvisativi, una breve suite in tre movimenti, "Anathem" ed un lunghissimo brano di venticinque minuti, "After The Silence" ascoltando il quale mi sembra davvero difficile pensare che Armaroli ed Hauser non abbiano preso "accordi" prima di iniziare il processo creativo che mi è sembrato sempre fluido e molto piacevole all'ascolto.

Immagino che dal vivo poco resti di quanto inciso qui, anzi me lo auguro: se improvvisazione deve essere, lo sia fino in fondo, concerto dopo concerto e nota dopo nota. Paradossalmente Bailey diceva che questa è musica che va ascoltata una sola volta, la seconda ti fa perdere già lo spirito della sua creazione istantanea; stavolta non ho seguito il chitarrista inglese, e questa musica me la sono proprio gustata più e più volte. Fatelo anche voi.

 

Alessandro Nobis, il DiapasonBlog

 

"Le classiche convenzioni vengono sfidate anche dal percussionista Sergio Armaroli nel suo nuovo cd per Dodicilune R. composto assieme all'altro percussionista svizzero, Fritz Hauser. In Structuring The Silence si tratta di costruire un ambiente percussivo che sia in grado di restituire una visione di "teatro" permanente della percussione. Cage in tal senso diede molte indicazioni, ma Armaroli e il suo ospite portano elementi propri nella costruzione di una musica che, per forza di cose, deve partire dal residuale. Nell'ascolto della musica abbiamo sempre pensato al protagonismo dei suoni e le pause di un brano non hanno nessun altra funzione oltre quella interruttiva; con Structuring the silence abituatevi a pensare al contrario: è il silenzio che è il protagonista, mentre sia le sue strutture leggere (dell'ambiente circostante o di una musica più o meno minimale nei suoni) sia la normale espressività musicale, sono i suoi riempimenti. Qualsiasi linea di composizione così come qualsiasi attività improvvisativa si impegna a questo scopo, creando quello che Armaroli definisce oggetti o sculture sonore in cerca di un infinito possibile e soggettivo:"...quando creo un oggetto sonoro è come se si materializzasse sopra una forma, come se si materializzasse qualcosa che non è materiale. Non si materializzano le cose stesse ma ciò che uno può immaginare. Ed il lavoro è sempre un lavoro di immaginazione come sforzo nel vedere e nel comprendere per abbracciare un senso..." (da un'intervista fatta a Sergio in occasione della presentazione dell'installazione del progetto Confusio Rerum Confusio Verborum). Structuring the silence, quindi, ha bisogno oltre che di lunghe pause silenziose anche e soprattutto di polifonie minimali, di accenni percussivi di varia natura disseminati durante il percorso, che impegnano Armaroli a vibrafono, glockenspiel, crotali e percussione minuta e Hauser con il suo drum-set. La bellezza e la potenza di queste elucubrazioni sui risvolti del suono sta nella capacità degli artisti di individuare dei patterns musicali in grado di suscitare con pienezza gli obiettivi di un'esperienza d'ascolto subdolamente indirizzata; per arrivare al risultato c'è bisogno di percussionisti in grado di saper far scattare queste molle della percezione acustica ed Armaroli è sicuramente tra i pochi a coltivare in Italia questo esempio (altri ispirati da Cage sono Dani, Fedele o Saiu); quel meccanismo si attiva sempre, dai tre movimenti di Structuring the silence (perfettamente calibrati nello spazio ideologico appena accennato) alle brevi ed impulsive Impro;dalla riflessione fatata dei tre momenti di Anathem, ai 25 minuti di afterSILENCE (vedi qui un trailer ricostruttivo), in cui linee leggerissime di elettronica ed un continuo rullio in tandem, profuso in dinamiche ed intensità variabili, permettono di inserirsi in quel viaggiare senza freni immaginativi, in quel limbo della memoria musicale che costruisce un benessere aldilà di qualsiasi adattamento critico.

 

Ettore Garzia, Percorsi musicali

Jazz und Neue Musik

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Edito dalla salentina Dodicilune, "Structuring The Silence" è il doppio album attraverso il quale Sergio Armaroli e Fritz Hauser, entrambi compositori, vibrafonisti e percussionisti, compiono un viaggio intorno al concetto di silenzio, partendo da minime e ordinate strutture per poi prendere tangenti verso ampi territori di improvvisazione.

 

Significati estetici

Sergio Armaroli è un musicista e compositore, ma anche pittore e poeta, al quale non piacciono le consuetudini. Ne è nuova dimostrazione l'album in duo con Fritz Hauser, insieme al quale compie un viaggio intorno al concetto di silenzio servendosi di strutture che fluttuano tra scrittura ed improvvisazione. Raggiunto per l'occasione Armaroli ci ha così illustrato il significato estetico di questo lavoro: "Nasce da una necessità di dialogo e di ascolto a partire dal silenzio come dimensione ecologica e strutturale dell'esperienza sonora, questo attraverso la percussione e con l'ausilio di una scrittura minima quale legame necessario per un pensiero musicale comune". Risultato raggiungibile solo se alla base c'è la completa empatia con l'altro musicista coinvolto, in questo caso Fritz Hauser, il quale, ribadendo le parole di Armaroli, aggiunge che: "Creare musica improvvisata è una decisione artistica che apre molte porte". I due mettono tra loro come terzo, e imprescindibile elemento, il silenzio, inteso sia come piattaforma per l'elaborazione delle idee sonore, ma anche come sfida, come fenomeno da tenere a bada per non lasciarsi sopraffare e trascinare verso conclusioni prevedibili.

 

Armaroli e le pause strutturali

Il primo dei due CD di questo album vede la scaletta svilupparsi in quattro lunghe tracce, dagli undici ai diciassette minuti di durata, nelle quali il silenzio è spezzato, ma mai riempito appieno, da suoni improvvisi: ora una percussione isolata, poi un breve accenno melodico, e ancora echi di suono provenienti da luoghi concettuali lontani e che riportano l'immaginario verso scenari spaziali. Sembra di essere in assenza di gravità ritmica, nonché armonica e melodica, per un'idea sonora che, per sommi capi, potremmo ricondurre alle prime ipotesi di ambient music. Scomodare dunque un aspetto artistico di Brian Eno per ridurre la strada che porta all'individuazione estetica dell'album, percettibilmente ispirato dalla figura di John Cage, al quale è rivolto un inevitabile ringraziamento all'interno del booklet. Esercizio che Armaroli riconduce maggiormente all'empatia con Hauser, e al loro reciproco insegnamento culturale, attraverso queste parole: "Il progetto è nato dopo un lungo percorso di ascolto e di studio reciproco: al momento giusto il suono dei nostri strumenti si è esteso e fuso in un paesaggio sonoro organico e unitario. Devo dire che è proprio questa apertura verso un mondo sonoro senza confini quello che Fritz Hauser, che considero un maestro, mi ha insegnato".

 

Improvviso, quindi sono

L'improvvisazione è la linfa che anima i tredici passaggi in programma del secondo CD, quasi tutti molto brevi tranne afterSilence, posta in apertura, che si protrae per venticinque minuti. Hauser ha di Armaroli una fiducia e una stima totale, e lo definisce come: "Un ottimo percussionista e uno sviluppatore di concetti musicali. Il suo approccio è intelligente e spontaneo". Condizione necessaria per processare, filtrare e mettere insieme un flusso sonoro che vede coinvolti diversi elementi timbrici, prodotti da un ventaglio strumentale che va dall'elettronica alle percussioni, dai tamburi al vibrafono e altro ancora. Hauser insiste riguardo il filo conduttore che lo unisce ad Armaroli: "Questo duo ha delle ampie possibilità e non vedo l'ora di procedere verso il prossimo passo". Sviluppi futuri pronosticabili dunque, per quello che Armaroli individua come un raggiungimento di un obiettivo, una sorta di chiusura di un personale cerchio creativo e di studio: "Per quanto mi riguarda si tratta, da una parte, della conclusione di un lungo percorso di analisi e di riflessione che, da circa dieci anni, mi ha portato a sviluppare un approccio alla percussione e all'improvvisazione in una dimensione "plastica", sculturale, nel senso di Habitat, dove il significato etimologico di "egli abita" ha un senso ed un valore più ampio. In un senso ecologico e nel rispetto reciproco che si manifesta nell'ascolto. Dall'altra è l'inizio, lo spero, di una lunga collaborazione di vicinanza e di condivisione di idee musicali e di spazi sonori abitabili".

 

Roberto Paviglianiti, Strategie oblique

 

...La musica a percussione è la rivoluzione. Suono e ritmo sono stati per troppo tempo sottomessi alle restrizioni della musica ottocentesca... Questo scriveva negli anno '60 John Cage, mi pare un buon prologo - ricordando che il compositore americano del silenzio come elemento musicale è stato precursore assoluto - nell'avvicinamento a "Structuring the Silence". Nei due cd Sergio Armaroli e Fritz Hauser ripercorrono senza dipendenze i feticci della nuova musica del secondo Novecento: il suono, il tempo, il silenzio.

Da appunti compositivi appena accennati prendono il via percorsi improvvisati che costruiscono intorno al silenzio una ramificazione di suoni sospesi, lasciati liberi di vibrare in un paesaggio sonoro che pare non avere confini. Teatro della percussione lo definisce Armaroli e così è, i musicisti si muovono come vitali comparse intorno all'interprete assoluto: lui, il silenzio. In un processo che capovolge certezze, silenzio non come intervallo neutro ma spazio decisivo dell'equilibrio creativo dove il ruolo attivo di chi ascolta è tanto importante quanto quello dei musicisti.

 

Paolo Carradori, Alfabeta2