Trio with Giancarlo Schiaffini

TRACKLIST

 

disc 1

1) Microexercise 1

2) Microexercise 2

3) Microexercise 3

4) Microexercise 4

5 )Microexercise 5

6) Microexercise 6

7) Microexercise 7

8) Microexercise 8

9) Microexercise 9

10) Microexercise 10

11) Microexercise 11

12) Microexercise 12

13) Microexercise 13

14) Microexercise 14

15) Microexercise 15

16) Microexercise 16

17) Microexercise 20

18) Microexercise 21

19) Microexercise 22

 

disc 2

1) Leaders

2) Arcipelago

3) Gabbi Aperte

4) Rib

5) Flipper

6) Everglades

 

Compositions by Christian Wolff, Edition Peters (disc 1); by Giancarlo Schiaffini (disc 2)

 

(P) 2016

Dodicilune ED360

8033309693606

 

MUSICISTI

 

Giancarlo Schiaffini, trombone

Sergio Armaroli, vibrafono, marimba, glockenspiel, mbira, shakers, burma bells, gongs, percussions

Marcello Testa, contrabbasso,

Nicola Stranieri, batteria

 

2 CD set

 

TOTAL TIME

112:41 (60:19 disc 1 + 52:22 disc 2)

 

IJM Italian Jazz Musician Press Release

Testo critico di Alipio Carvalho Neto
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"Coppia" with "galletto": Giancarlo Schiaffini and Sergio Armaroli.


Quando Sergio Armaroli mi propose di lavorare sugli esercizi di Christian Wolff, per realizzarne una versione para-jazzistica, fui subito interessato. L'idea di guardare la musica di Wolff da una prospettiva probabilmente non prevista dall'autore, ma certamente non esclusa, mi sembrò senz'altro molto stimolante. Scegliemmo i "Micro Exercises" perché più aperti dei tradizionali "Exercises" e portatori di suggerimenti più vari e flessibili, quindi maggiormente adatti al lavoro che ci eravamo prefissati. Sergio mi chiese di portare anche del materiale di mia composizione per improvvisatori, da registrare nella stessa sessione in cui avremmo elaborato la musica di Wolff. L'idea mi piacque molto e registrammo così il tutto con risultati che ci apparvero da subito molto soddisfacenti. Dato che le mie strutture vengono spesso usate anche in seminari sull'improvvisazione, ho pensato di intitolare il secondo CD "more Exercises".


                                                                               Giancarlo Schiaffini

Nicola Stranieri, Sergio Armaroli, Marcello Testa and Giancarlo Schiaffini

 

Photo by Antonella Trevisan

info@antonellatrevisan.it

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reviews|recensioni

It is not a surprise to find out jazz musicians interested in Christian Wolff's music. Nor it is a suprise to find Sergio Armaroli interested in Christian Wolff's music. Armaroli, born as a painter but soon interested in the

world of percussions, studied under the direction of Joey Baron, Han Bennink and Trilok Gurtu. Along with his trio (Marcello Testa double bass,

Nicola Stranieri drums, Sergio Armaroli vibraphone, marimba,

glockenspiel, mbira, shakers, burma bells, gongs, percussions) there is

another important composer/performer in this record reviewed here who worked with some of the most important avant garde composers of the past: trombonist Giancarlo Schiaffini. There's no such a hiatus between the first and the second cd, and that means that the quartet plays organically with a great care for the structure and the texture of the music - and that the music of Giancarlo Schiaffini is contemporary music in every way. Few pieces have a jazz flavour, like Microexercises 7, 10, 15, 17 and 22: that cinematic quality you can find in post no-wave music of John Lurie, and that are less interesting, for their deja vu effect, than the rest, an accomplished balance between written music and improvisation.

 

Gian Paolo Galasi, Complete Communion

Di Sergio Armaroli contiamo una discografia già stratificata e coerente, le cui progressioni creative si palesano vettrici di una cultura e un'ambizione conoscitiva che nel presente caso si concretizzano in un poderoso album, bipartito tra le speculazioni di un esponente della New York School e la creatività di un illustre confratello, così associando le proprie energie e visioni a quelle di uno storico portabandiera del free europeo, appunto quel Giancarlo Schiaffini il cui indiscusso carisma è stato da tempo sancito sul campo dell'action-playing. Ricca edizione discografica questa in oggetto, le cui intense due ore musicali sono corredate da un ricercato e denso libretto (ideale appendice della "scrittura diffusa" del titolare, quantunque a firma del musicologo Alipio Carvalho Neto), di articolate premesse e con una panoramica di riferimenti piuttosto ampia e suggestiva, che invoca addirittura un Giuseppe Mazzini entro un parterre esteso da Leibniz a William Desmond, forti nomi del neo-free da Joe Morris a George Lewis, oltre all'ampia citazione di liriche di Emily Dickinson. La versione in jazz (o "para-jazzistica, probabilmente non prevista dall'Autore") dei Micro Exercises di Christian Wolff si palesa da subito come un mobile parchwork di suggestioni in cui s'avvicendano estri sottili ed energie concentrate, che riccamente appagheranno le attenzioni di un auditorio anche non estimatore del canone; qualche maggior elemento d'astrattezza nell'andamento del secondo disco, sei More Exercises tutti a firma di Schiaffini, di più ampio respiro (e diremmo meno marcato rigore formale e maggior fattore sorpresa), in cui i quattro variamente imbastiscono liberi orditi ed imbandiscono visionarie trame, conducendo a compimento un'intelligente esplorazione formale che offre anche più lezioni di stile, segnata, oltre che dalla ruggente cantabilità del trombonista, dalle concentrate sculture aeree di Armaroli, entrambi contornati a pelle dal drumming solido e febbrile di Nicola Stranieri e dai volumi profondi di Marcello Testa. Puntamento ulteriormente in alto per l'etichetta salentina, che qui conferisce ampio credito ad un progetto rigoroso, d'ampia base speculativa, diremmo scientifica, forte del valore aggiunto di un così significativo background che, non di meno, reinfonde auge alle grandi Avanguardie storiche (oltre ai grandi Newyorkesi, non sembri retorico, o orgoglio di parte, il tributo dovuto allo storico Gruppo di Improvvisazione Nuova Consonanza). Palese e indiscutibile l'investimento concettuale ed interpretativo del titolare, il cui eclettismo non appaia mera transumanza stilistica quanto strategia costruttiva, ascrivendovi anche implicazioni fortemente metafisiche, peraltro non velleitarie nelle sue considerazioni sulla matematica sia come materico motore che induttiva arte. Parimenti, trova convincente realizzazione la "poetica" (ma anche la "politica") dell'improvvisazione posta in essere dal trio guidato da Armaroli e dall'eccelso ospite e co-leader: l'ampiezza di respiro della vibrazione, dominante in questa concentrata performance è probabilmente il primo elemento a far sì che le dominanti teoretiche del lavoro non siano ostative ad una profonda (e proficua) emozione d'ascolto, ove insomma il "peso" della scrittura funge anche da medium per la lettura (e l'ascolto) e in cui astrazione non osta fruibilità ed istinto.

 

Aldo Del Noce, JazzConvention

Questo doppio cd è il risultato di un progetto assai ambizioso che ha visto coinvolti il collaudato trio del vibrafonista -percussionista Sergio Armaroli (con il contrabbassista Marcello Testa e la batteria Nicola Stranieri) ed il trombonista Giancarlo Schiaffini, figura cardine dell'avanguardia e dell'improvvisazione jazzistica europea. Per me si tratta di una delle produzioni "più alte" del catalogo Dodicilune e delle più recenti produzioni discografiche in assoluto, visto che si affrontano gli straordinari mondi della musica contemporanea e dell'improvvisazione...

 

Tra tutte le composizioni di Wolff, Sergio Armaroli ha scelto il gruppo di Micro Exercises, scritte nel 2006 nel tentativo -riuscitissimo a mio parere- di dare una rilettura "jazzistica", grazie anche alla loro particolare struttura che lascia mano libera al talento improvvisativo dei musicisti ed alla loro interazione reciproca. Il trio si dimostra perfettamente a suo agio e dialoga al meglio con il valore aggiunto del progetto, il trombonista Giancarlo Schiaffini coinvolto nel progetto dallo stesso vibrafonista.

 

Alessandro Nobis, Il diapason blog

I Microesercizi del compositore Christian Wolff, un nome dell'avanguardia contemporanea amata anche da certo indie-rock (vedi alla voce Sonic Youth) ripensati e rivisti accostati ad un lavoro di ulteriore ripensamento (More Exercises) ad opera di Giancarlo Schiaffini, sublime trombonista che mai ha temuto il passo in territori rischiosi, me decisamente stimolanti sul piano intellettivo. Per questo complesso lavoro dai timbri incantanti dipanato su due cd, Micro and More Exercises, Schiaffini è affiancato dal Trio del percussionista Sergio Armaroli, con Marcello Testa al contrabbasso e Nicola Stranieri alla batteria.

 

Guido Festinese, Alias | il Manifesto

Il primo che ascoltiamo è un doppio, Micro and More Exercises, in cui il trio del vibrafonista Sergio Armaroli incontra il glorioso trombone di Giancarlo Schiaffini. Il risultato è un corpus di venticinque pezzi alquanto monolitico, di una coerenza a tratti quasi crudele, ammirevole per presupposti ma poi portato forse sin troppo alle estreme conseguenze. Quindi a tratti ostico, certo ripetitivo. Nell'eccellenza di svariati momenti, peraltro.

 

Alberto Bazzurro, L'isola della musica italiana

Ci vuole una bella dose di chutzpah. Si, quella parola yiddish che descrive l'audacia, la sfrontatezza, in questo caso di un produttore, Gabriele Rampino, nel buttarsi in imprese ardue, come quella di pubblicare al giorno d'oggi un doppio CD di musica jazz contemporanea. Non uno, due dischi (al prezzo di 1 1/2). Quella musica che dai non addetti viene considerata come pura improvvisazione. Ma iniziamo per gradi, dall'autore Christian Wolff. Questo compositore oggi ottantaduenne, francese di nascita ma abitante in America, è cresciuto musicalmente alla scuola di John Cage. Questi 'micro esercizi' oggetto del primo CD, nacquero una decina d'anni fa quando gli fu commissionato dal newyorkese Miniaturist Ensemble un prezzo breve di massimo 100 note. L'esperimento piacque a Wolff, tanto da creare una serie intera di piccoli brani, in tutto 19. Qui entra in gioco il trio del vibrafonista Sergio Armaroli -quarantattrenne lombardo- che, oggi con la collaborazione del trombonista Giancarlo Schiaffini -romano, settantaquattrenne, anch'egli compositore ed esponente di spicco dell'avanguardia italiana- decide di rileggere in chiave jazz e interpretare questi brani. Aggiungendone poi altri 6 (More Exercises) nel secondo CD, scritti da Schiaffini. Ascoltare il primo disco -quello di Wolff- è una strana esperienza. Ci sono molti spunti interessanti ma è un flusso interminabile di idee, alcune appena accennate, altre più sviluppate e ripetute fino all'eccesso. Il libretto poi cerca di spiegare in maniera quasi filosofica la struttura aritmetica della musica. Avete capito, non è il Grande Fratello qui, ma un progetto che fa muovere le rotelle del vostro cervello più della TV o dello smartphone... se lo vogliamo. Bravi tutti i musicisti nel cimentarsi in questa impresa, e bisogna riconoscere che -una volta superato l'ostacolo iniziale della musica improvvisata- ci si annoia meno che in tanti altri generi di musica jazz triti e ritriti. Non so se suona come un complimento, ma è la verità. Più difficile l'approccio con il secondo disco e le composizioni di Schiaffini, anch'esse definite 'esercizi'. Tuttavia l'album nel complesso merita attenzione se non altro per voler trovare strade nuove nei percorsi musicali odierni. 

 

Marco Sonnino, Audiophile Sound

Ritorna con un disco interessantissimo il percussionista Sergio Armaroli: stavolta Sergio si avvale del contributo paritetico del trombonista Giancarlo Schiaffini, che diventa co-protagonista delle vicende musicali (qui il trailer del doppi cd che assolutizza l'impianto umorale delle composizioni). L'idea si incentra su una sorta di filosofia matematica che mette dentro pezzi diversi: Leibniz congiunto con i vettori, una triade di autori (Thomas Carlyle, Andy Hamilton ed un inedito Mazzini saggista musicale) che interseca una matrice di valori, l'aritmetica dei comportamenti di Joe Morris aperta ad un eclettico panorama di sviluppo della musica. La materia d'indagine è basata sugli intendimenti di due autori contemporanei della musica: 1) le Micro exercises del compositore Christian Wolff, ossia una serie di miniature per formazioni aperte nel numero degli elementi, in cui l'informazione della partitura impone un'eterofonia delle risposte, paventa silenzi ed attacchi, ma lascia ai musicisti un'ampia libertà di movimento nell'esecuzione. In sostanza una forma di chamber music libera ed adiacente alla personalità dei musicisti; 2) i More Exercises di Giancarlo Schiaffini, 6 pezzi di un secondo cd, che regalano delle bellissime invenzioni compo-improv del musicista romano. in Micro e More Exercises Armaroli, diviso tra vibrafono, marimba, glockenspiel ed altri strumenti percussivi, si prende l'onere di fornire una visuale jazz-oriented degli esercizi di Wolff e Schiaffini, lavorando assieme ad una sezione ritmica in linea (Marcello Testa al contrabbasso e Nicola Stranieri alla batteria). Si lavora dunque ad un risultato di sintesi globale, alla formazione di "quadretti" musicali in cui ognuno ha un compito ben delineato; ma anche quando il jazz si fa da parte per dar posto ad un'ambientazione più acustica, si riesce a trovare un dialogo strutturato tra le parti, giocato su contrappunti arditi e senza misura, che mettono a nudo tutto il potenziale comunicativo degli strumenti. Armaroli da tempo porta distinzione nel mondo del jazz e dell'improvvisazione, ritenendo quest'ultima la futura, vera estensione del concetto di arte e Micro e More Exercises ne contiene tutta la sua portata; inoltre data la scarsità di rilevazioni discografiche che caratterizza gli esercizi di Wolff (a dispetto della larga diffusione nel repertorio), è un'occasione per farsi un'opinione (anche interpretativa) su questa tipologia di relazione tra musicisti che tanto affascinò Wolff stesso. Quanto alla seconda parte su base Schiaffini, oltre ad acclarare la bravura del musicista, si rimarca la convergenza con gli esercizi di Wolff grazie alla penetrante comunicatività rilasciata dai suoi studi e a quegli impliciti idiomi matematici su cui fondare le angolazioni musicali. Qui si tratta di real time music con un oggetto che regge ideologicamente una sorte di ponte tra le antichità e un futuro di cui oggi non si possiedono le armi giuste per capirlo: questi esperimenti da laboratorio subodorano una messa a fuoco tra due grandi poli dell'espressione temporale, proiettati verso una loro fusione: da una parte quell'aspetto che Wolff curò implicitamente nei suoi esercizi, quell'antropologia dettata dalle tessiture polifoniche dei pigmei Ba-Benzélé (una traccia che autorizzò Cage a parlare di musica classica di una civiltà sconosciuta), dall'altra spalanca le porte ad una nuova era dell'improvvisazione o composizione, che adotta come regola estetica portante quella dell'imperfezione, cercando nuovi segnali.

 

Ettore Garzia, Percorsi Musicali: Poche note sull'improvvisazione italiana: circoli di resistenza culturale

Quello del vibrafonista Sergio Armaroli è un progetto di profondo spessore artistico, che schiera per l'occasione un musicista radicale come Giancarlo Schiaffini. Musica libera da condizionamenti, che mette in relazione, attraverso due cd, i Micro Exercises di Christian Wolff, compositore della rivoluzionaria New York School (Cage, Feldman, Brown), con i More Exercises di Schiaffini. La musica di Wolff è affrontata in un'ottica "para-jazzistica" sottolinea il trombonista, "guardandola da una prospettiva probabilmente non prevista dall'autore, ma certamente non esclusa". 

 

Antonino Di Vita, JAZZit (I likes it!)

Like friends who should be made for one another but avoid hooking up, improvised and new music have grown closer recently but rarely mesh. Yet the Italian stylist here show how handily this could be done. Percussionist Sergio Armaroli and trombonist Giancarlo Schiaffini consistenly move between those genres, and assisted by bassist Marcello Testa and drummer Nicola Stranieri put their stamp on 19 Microexercises composed by Christian Wolff and six extended pieces by Schiaffini. Member of New York School, Wolff also had improv experience working with the AMM band. Commissioned to write pieces with fewer than 100 notes, Wolff's bagatelles leave open instrumentation, ensemble size, playing order, transposition and dynamics. Schiaffini's composition reflect his background as a pioneer free music player and collaborator with composer Scelsi, Nono and Cage.

 

Armaroli and the trombonist are the main soloists, with many of the mini-tunes vibrating with contrapuntal contrast between gutty brass lowing and feather-light vibraphone resonations. Like a group painting project, the performance of many Wolff miniatures, such a Microexercise 8, becomes more dramatic when unbroken vibraphone splashes are paired with spiccato string slices. Analogously positioned drum rolls and pops add gravitas to tunes such as Microexercise 15 that, when coupled with blurry trombone blats, resemble a child of show tunes and nursey rhymes. Armaroli's kill with reductionist marimba chiming elsewhere is augmented Janus-like on Microexercise 20, 21 and 22 where Wolff's pieces open up so that they could come from an imaginary Milt Jackson-Al Grey session. Replete with walking bass line and drum smacks, Schiaffini romps through the changes and Armaroli displays four-mallet ingenuity.

 

Bringing jazz feeling to Wolff's miniatures is balanced by adding notated precision to Schiaffini's tunes. Testa's woody bowing and Stranieri's processional drum breaks keep the bottom balanced, while Armaroli's percussion collection interpolate polyrhytms plus nuanced tones onto the tracks. Throughout, the trombonist quotes snatches of Italian pop songs and Baroque fanfares with abandon. Most spectacular is Rib, where Schiaffini's output could come from two different 'bone players: one smooth and unaccented, the other raucous and gutbucket. Structure is never neglected though, as this performance eventually relaxes into sparse new music reflections with spaciousness as prominent as rhythm. Musical masters, this quartet scores as musical matchmakers as well.

 

Ken Waxmann. the WholeNote

SCHIAFFINI, ESERCIZI DI STILE

Qualche riflessione su Micro and More Exercises (Dodicilune) del trio di Sergio Armaroli, su musiche di Christian Wolff e Giancarlo Schiaffini

 

Evaporate le tradizionali nevrosi classificatorie di fine anno della critica jazz, è forse il caso di riavvolgere la storia per indagare con maggiore distacco la produzione passata che, pur sempre numericamente dismisurata rispetto a parametri di idee, qualità e ricerca, possiede dei suoi punti di forza.

Uno di questi è sicuramente la coraggiosa produzione Dodicilune Micro and More Exercises, doppio cd realizzato dal trio di Sergio Armaroli con Giancarlo Schiaffini, dedicato a composizioni di Christian Wolff e dello stesso Schiaffini. I meriti progettuali saltano evidenti già prima dell'ascolto: indagare uno dei protagonisti della New York School (con Cage, Feldman, Brown, Tudor), usare il linguaggio jazz come chiave di accesso, coinvolgere Schiaffini come esecutore/autore. La realtà musicale newyorchese del secondo dopoguerra, nell'esigenza di svincolarsi dalla dipendenza europea ipotizzando una musica "americana" contemporaneamente classica e popolare (pensiamo alle produzioni di Copland e Carter), è caratterizzata da una profonda sperimentazione. Wolff più che affascinato dalla "casualità" esistenziale di Cage, del quale è stato allievo, si muove più vicino alla logica feldmaniana, dei mondi sonori complessi, trasparenti, dei silenzi inquieti, di quell'espressionismo astratto vicino alle tendenze pittoriche del periodo. Ma Wolff è meno condizionato dall'aspetto spirituale come dal feticcio della durata, che Feldman invece espande a dismisura. Originalità nelle notazioni, sottili variazioni nelle trame, ampio spazio all'improvvisazione, responsabilizzazione degli interpreti in una logica performativa con una costante, originale sorpresa per il suono -questi gli aspetti coinvolgenti del compositore di origine francese (ma americano dal 1946). Il trio di Sergio Armaroli (vibrafono, marimba, glockenspiel, percussioni) -con Marcello Testa al contrabbasso e Nicola Stranieri alla batteria- rilegge i Micro Exercises di Wolff senza dipendenze, con freschezza, elasticità, traducendo le libertà della partiture, riempiendo gli spazi bianchi in rigore estetico, pulsione costante, equilibrio tra contemporaneità e tentazioni cameristiche. Diciannove brevi tracce che Schiaffini -e chi meglio di lui su questi materiali?- sorvola con guizzi improvvisi. rumore, ironie, sospiri, silenzi, pennellate che completano un quadro d'insieme di notevole fascinazione. Nel secondo cd troviamo i More Exercises, composizioni di Giancarlo Schiaffini usate spesso nei seminari di improvvisazione: quindi materiali malleabili, smontabili, ricomponibili. Brani, micro temi con poche note scritte, con indicazioni di atmosfere, relazioni tra gli esecutori, stimoli per una musica istantanea che in qualche modo tracciano un coerente filo rosso con Wolff. Ma qui i risultati risultano meno coinvolgenti, più statici, con qualche dejà vù. Un leggero calo di tensione creativa che non penalizza però Micro and More Exercises che rimane un lampo nell'affollato e rassicurante panorama discografico italiano.

 

Abbiamo condiviso con il trombonista romano qualche approfondimento.

 

Nella nota del booklet usi un termine alquanto ambiguo -"para-jazzistico"- per definire l'avvicinamento ai Micro Exercises. Le partiture di Wolff sembrano lontanissime da una qualunque pulsazione jazzistica. Come vi siete coordinati, avete usato un metodo, una pianificazione?

 

"Qui magari può uscire un discorso complesso sulla "jazzità". Wolff non ha dato indicazioni sull'idioma del lavoro sulle sue composizioni, né in positivo né in negativo. L'aspetto "parajazzistico" viene fuori dallo strumentario, con front line e ritmica, dalla scelta personale di ogni esecutore, che ha caratterizzato fin dalle origini il jazz rispetto alla musica europea e i suoi modelli. Anche la pulsione jazzistica, come dici tu, con riferimenti allo swing e alle interrelazioni fra esecutori non è in nessun modo proibita. Poi il jazz, dopo gli anni Sessanta, è diventato qualcosa di formalmente più vago e attento alle altre realtà. Penso anch'io che forse Wolff non abbia tenuto conto di un tale punto di vista, ma anche che non avesse particolari preclusioni. In genere realizzazioni diverse di spunti simili danno inevitabilmente risultati molto diversi. Beh, questo è il nostro. Negli anni Settanta mi capitava spesso di lavorare alternativamente con gruppi decisamente diversi fra loro; per esempio, il Gruppo di Improvvisazione di Nuova Consonanza, il Gruppo Romano di Free Jazz e vari ensemble estemporanei anglo-alemanno-olandesi. Le dinamiche relazionali e i comportamenti all'interno dei diversi gruppi erano praticamente identici, ma ogni gruppo o situazione aveva una tradizione ben chiara anche se non esplicitamente enunciata. Francamente, non trovavo particolari problemi a frequentare le diverse situazioni, anche se la musica risultante, per gli ascoltatori, poteva apparire molto differente. Nell'improvvisazione lo stile è conseguenza della prassi, da cui scaturisce l'identità del gruppo. Una definizione eccessivamente fiscale spegne la creatività. La scelta di un genere, o di uno stile, porta con sé una serie di norme che possono condizionare anche pesantemente la libertà di improvvisazione.

 

Mi aggancio al tuo "il jazz formalmente più vago", post-anni Sessanta: proprio in quella fase prende le mosse il tuo cammino. Percependo che i confini stavano sfumando e che gli spazi creativi si moltiplicavano, ti sei avventurato nei diversi campi della ricerca. Oggi mi pare che la situazione sia molto più statica.

 

"Certo. Negli anni Sessanta io ascoltavo sia musica "contemporanea" che jazz ed era un momento molto fertile e intriso di curiosità in tutte le arti. Vediamo anche cosa faceva Gunther Schuller in quel periodo (ad es. con Abstractions, della Atlantic). Dai Beatles a Cage succedeva un pò di tutto. Quindi il tratto formale era molto vario, basti pensare a Davis, Coltrane, Mingus, Russell, Coleman, Dolphy, Tristano, Braxton e altri ancora. Quindi succedevano molte cose, si aspettava con ansia il prossimo LP in arrivo. Comunque, forse anche per questa certa vaghezza di identità o anche e soprattutto perché i tempi si sono evoluti diversamente, già dopo gli anni Sessanta il jazz ha perduto la sua carica trainante e innovativa, e ha perduto quello stimolo interno che allora ne faceva forse il genere musicale più vivace e innovativo".

 

Tornando a Wolff, ruolo e peso, dei compositori americani, sia del primo che del secondo Novecento, rimane ancora tutto da approfondire. Spesso critica e musicologia affrontano la materia facendo trasparire un fastidio derivante da un permanente pregiudizio eurocentrico. Condividi questa riflessione?

 

"Sono d'accordo. Ricordo che durante una visita alla biblioteca della Smithsonian Institution di Washington DC ho trovato partiture di Henry Cowell ed altri, composte prima della seconda guerra mondiale, che non avrebbero sicuramente sfigurato a Darmstadt negli anni Cinquanta. In fondo anche loro hanno avuto per un pò una certa soggezione verso la musica europea, ma poi se ne sono liberati. A questo proposito ti posso citare cosa disse Steve Reich (da Alex Ross, Il resto è rumore): "Schoenberg fornisce un ritratto musicale dei suoi tempi molto onesto. Gli rendo onore, ma non voglio scrivere come lui. Stockhausen, Berio e Boulez descrivono con grande onestà come ci si sente a raccogliere i cocci di un continente distrutto dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. Ma per un americano del 1948, 1958 o 1968- nel contesto di auto con le pinne, Chuck Berry e milioni di hamburger venduti- fingere di avere la plumbea Angst viennese è una menzogna, una menzogna musicale...".

 

Paolo Carradori, Il Giornale della Musica

Gradita incursione nella musica sperimentale per Dodicilune mediante il lavoro dei compositori Christian Wolff e Giancarlo Schiaffini, affini per attitudine, ricerca e indagine. "Micro And More Exercises" è fusione di esperienze, incontro di poetiche... In primis Cage, Feldman e Brown, ma anche Cardew per il primo, Nono e Scelsi per il secondo. Il lavoro di Wolff assume qui curiose sfumature, incorporando dinamismo e colori tipici del free jazz ben vivi anche nelle composizioni di Schiaffini che seguono il medesimo iter anche se non rigidamente circoscritto. "Micro And More Exercises" non è la risultante di un freddo esercizio, come potrebbe erroneamente suggerire il titolo, ma un'equilibrata esecuzione nella quale confluiscono in egual misura espressione e controllo.

 

Marco Calloni, Blogfoolk

Per la realizzazione di questo lavoro, Armaroli e Schiaffini hanno individuato un terreno comune nella loro identità di musicisti divisi tra improvvisazione di area jazzistica e musica contemporanea di ambito accademico: il vibrafonista come membro di varie orchestre, il trombonista nel Gruppo di Improvvisazione Nuova Consonanza, nell'ensemble Nuove Forme Sonore e per le frequentazioni con Evangelisti, Nono e Scelsi. Il primo cd contiene rielaborazioni jazzistiche di diciannove dei ventidue Microexercises di Christian Wolff, compositore americano allievo di John Cage e collaboratore di Cornelius Cardew e Frederic Rzewski (e come questi interessato all'improvvisazione). Il secondo cd consta invece di sei composizioni di Schiaffini, espressamente realizzate secondo criteri analoghi. Dovunque spiccano una cura maniacale del suono e una meticolosa attenzione nel calibrare le dinamiche. Caratteristiche senz'altro derivanti dal retroterra contemporaneo, ma parallelamente riconducibili anche alla ricerca di molti esponenti della AACM. Il quartetto produce inoltre una vasta gamma timbrica grazie all'assortimento delle percussioni, alle sordine di Schiaffini e al contributo di una ritmica sempre attenta a lasciare spazi, punteggiare intervalli e rispettare aree di silenzio. Al tempo stesso, Testa e Stranieri sanno costruire anche fluidi percorsi carichi di uno swing che richiama le storiche ritmiche ornettiane con Haden e Higgins o Blackwell. In Everglades, brano conclusivo del secondo cd, Schiaffini inserisce anche fugaci frammenti di Besame mucho e Billie's Bounce di Parker, a ulteriore dimostrazione della capacità di far interagire due culture in un unico linguaggio.

 

Boddi, Musica jazz

Quella che si ascolta è una musica dal profondo scavo di ricerca, introspettiva e pronta nel correre rischi sia formali sia espressivi.

 

Roberto Paviglianiti

IntervistaArmaroliSchiaffini.pdf
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tratto da StrategieOblique del 24/07/2016