confusio rerum confusio verborum

Estratto da una conversazione tra Elena Amodeo, Sergio Armaroli, Vittorio Schieroni presso EmptyCasaStudio a Milano

 

Sergio: In generale a me interessa dare alle parole un senso definitivo, come se le parole diventassero degli oggetti. Un suono è una scultura che dura, questa è una citazione da Marcel Duchamp [che ho ribaltato in un inconsapevole calembour] che in un certo senso fonda un'arte sonora. Duchamp ha questa intuizione: se un suono dura un periodo prolungato diventa qualcos'altro, diventa una scultura, ed è come se si materializzasse. L'idea di usare le parole come oggetti mi interessa molto, anche perché si lega al mio lavoro poetico, e quando si trattano le parole come fossero delle cose si arriva al manifesto, alla dichiarazione perentoria.

 

Vittorio: Abbiamo parlato del rapporto tra suono e oggetto. Vorrei focalizzare ora l'attenzione sul rapporto molto profondo tra suono e arte alla base della tua poetica artistica.

 

Sergio: Sono sempre partito da un gesto poetico, dalla poesia come qualcosa che ti permette di focalizzare un'immagine, sono partito sempre dalla parola. La cosa che mi da sempre l'input iniziale è la parola come suono, ciò che io chiamo Phoemetto, da una parte, oppure la casualità delle cose e del vissuto, cioè il fatto di collegare, per esempio, la disposizione di un oggetto con un suono oppure con una parola: l'idea è quella di creare dei rapporti di equivalenza, come nella matematica. La matematica si fonda su delle eguaglianze, come ci insegna Euclide, delle equazioni, mette in rapporto due cose che devono essere uguali: così è per me con le parole con gli oggetti, la disposizione di questi oggetti in uno spazio e gli oggetti con un suono, che siccome dura, citando Duchamp, diventa una scultura.


Vittorio: Una casualità che, infatti, è pienamente ordinata. Quello che tu realizzi, ha una perfetta strutturazione logica per quello che vuoi comunicare.


Sergio: Più che comunicare qualcosa, trasmettere un messaggio particolare, mi interessa creare uno spazio fisico o mentale in cui mettere in rapporto delle cose, facendo in modo che chi entra in questo luogo si trova a doversi dare una spiegazione di quello che trova. Questo per me ha a che fare con il concetto di responsabilità dell'artista da una parte e dello spettatore dall'altra.


Elena: Questi oggetti in ogni caso creano curiosità, creano una sorpresa.


Sergio: Certamente, ma è una sorpresa che non cerco, è legata a qualcosa di casuale.


Elena: Si crea in sostanza una sorta di sinergia tra quello che è lo spazio, gli oggetti e i sensi della persona che ne fruisce, la quale non è più solo spettatore ma ne diventa anche artefice...

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