Camera lucida

Attraverso la lente

ritaglio il reale

di profilo, nella presenza: come l'ombra,

in determinazioni secondarie,

aritmeticamente inesatte,

composite in eccessi

dalla mano incerta.

 

Esercizio di visione

cieca, dove nella luce,

intuisco la forma

abbagliata dell'esistenza.

 

Ritratto impossibile è il riconoscere

nel volto, il tempo,

dedicato al pianto

in trasparenza di ricalco.

tratto da Idioletto smemorato, Manni, 2017

Natura morta con gatto (disegno con camera lucida)

matita su carte

SUL DISEGNARE

di Sergio Armaroli

 

Per un artista disegnare è scoprire. Nell’insegnamento del disegno è scontato che il nocciolo della questione sia lo specifico processo di osservazione.

Il disegno è in sostanza un lavoro privato…Poi, piuttosto in fretta, il disegno ha raggiunto il suo punto di crisi. Vale a dire che quel che avevo disegnato ha cominciato a interessarmi quanto quel che potevo ancora scoprire. C’è, in ogni disegno, una fase in cui questo accade. Lo chiamo ‘punto di crisi’ perché è allora che si decide davvero la riuscita o il fallimento di un disegno

 

John Berger

 

Disegni, incisioni, collage raccolti, dimenticati e ri-trovati, nella riuscita e nel fallimento di un gesto della mano che traccia un segno, una parola, profilando un corpo di un alfabeto sconosciuto. Ho sempre disegnato in uno stato di cecità, spinto da un desiderio irrefrenable di cogliere il reale tutto, di abbracciarlo; mosso da una necessità di ‘tracciare’, ‘contornare’ e ‘di-segnare’ consapevole di essere produttore di segni in quanto umanamente sintonico con il mondo attorno. Il disegno non è per me invenzione, semmai è ‘un prendere’, avvicinando per vedere meglio ed annusare. Anche attraverso la lente di una camera lucida, come un neo-fiammingo intento a tracciare profili di oggetti minimi, alla mattina di “bonòra” appena alzato… sul tavolo di fronte a me.

 

Raccolgo, in questa mostra tascabile, un “punto di crisi” che conservo, vivo, nella mia pratica pittorica e grafica scostante perché attenta a non ripetere motivi inesatti, forme apparenti di stile, o consuetudini maldestre; rinascere, reinventarsi costantemente come metodo conoscitivo, fuori dalla paralisi dello stile verso una urgenza di anonimato, di invisibilità e di silenzio. Metto in fila, in maniera apparentemente ordinata e didascalica, tutti i miei inciampi: disegni di piccolo formato come studi preparatori per un immaginario pittorico ancora inesplorato, ricordi di un passato amato (la pittura astratta come liberazione e autocoscienza), esperimenti e folgorazioni nell’uso di materiali occasionali.

 

L’incisione, nella puntasecca, si presenta come un’esperienza occasionale, difficile da coltivare con continuità; come riscoperta di un segno pensato, lento. Un immaginario puramente grafico-infantile è apparso, ai miei occhi, attraverso l’attrito della lastra e la mano intenta a controllare la punta nello sforzo dello sguardo.

 

Un collage -ma sono molti quelli nascosti nei cassetti dell’immaginazione -tripartito: un trittico di pagine ‘cancellate’ come studio per “libri appesi e stretti”, immagine dell’impossibilità di leggere, linearmente e chiaramente, questo fare che non è altro che un vivere, con disagio, questo nostro tempo inautentico.

DI ALCUNI DISEGNI CON CAMERA LUCIDA

 

Esercito la mano nel profilo all'interno dell'ombra e della luce. Si tratta di "nature morte" viste in sequenza, come immagini disegnate nel tempo, e ritratti di un tempo privato, intimo, rubato all'inconsistenza. Alcuni disegni portano una dedica: a Francesca.