Autoritratto (immaginario) come perditempo (2026)
From a photo by ©Silvia Lelli | This image was generated using artificial intelligence
L'autoritratto è, per definizione, il luogo dell'identità. L'autoritratto (immaginario) è invece il luogo della possibilità.
L'autoritratto è dunque immaginario perché non descrive chi sono, ma mette in scena chi potrei essere ogni volta che un'idea diventa pratica. È una forma di scrittura performativa: non rappresenta un'identità, ma la esercita.
Ogni autoritratto costituisce una variazione sul medesimo tema: la possibilità di sottrarre l'esperienza alla frammentazione dei saperi e alla specializzazione dei ruoli, restituendo all'arte la sua natura di pratica conoscitiva. In questo senso, queste figure non sono personaggi, ma modi di guardare il mondo, esercizi di libertà, tentativi di ricomporre ciò che la cultura contemporanea tende a separare.
L'immaginario non si oppone al reale. È il luogo in cui il reale può essere nuovamente esperito, sottratto alle definizioni e alle funzioni che lo irrigidiscono. Ogni Autoritratto (immaginario) è quindi l'incarnazione provvisoria di una figura concettuale: il Dilettante, il Pittore, il Musicista, il Poeta.
Figure che non descrivono professioni, ma modi di conoscere.
La parentesi diventa allora un segno filosofico.
Apre uno spazio di sospensione tra l'autore e la figura, tra la vita e il linguaggio, tra ciò che si è e ciò che, attraverso l'arte, si continua a diventare.
Autoritratto (immaginario) come poeta (2026)
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L'«io» dell'autoritratto è dunque un dispositivo conoscitivo.
È una voce che permette di abitare, temporaneamente, una particolare esperienza del mondo.
In questa immagine il poeta non scrive. Legge, osserva, attende. È circondato da libri, fotografie, disegni, strumenti di lavoro, frammenti di memoria. Nulla appare come semplice arredamento: ogni oggetto costituisce una costellazione di relazioni, una geografia dell'esperienza.
Tutte le foto sono di ©Paolo Carradori
DI UN PROFILO POSSIBILE: APPROSSIMATO AL MIO
Di immagini rubate da Paolo Carradori | in foto-grafie.
A margine di una mostra di Felice Casorati
Rubando tra i ritagli di luce,
immagini riflesse
nel quadro, di Felice pittore
di quello che rimane, di quando
i pittori erano
in costruzione di forme: artefici.
Dentro, si scorge l’occhio
il movimento possibile suo
delle nostre dolenti speranze
riflesse, ancora una volta e illuse.
Di un mondo così, muto e incapace.
(Povero mondo! … privo di sentimenti e colori).
Senza un senso apparente,
la pittura si dischiude e tace.
Nulla rimane di fronte a noi.
Non il profilo che riconosco come ombra:
il mio proprio, approssimato a me.
Possibile.
Per questo reale, che riconosco
nel punto di fuga di prospettiva e vertigine.
e nel ritardo, di un ritratto impresso
nello squilibrio del tempo.
Il pittore è solo:
… con lo sguardo fuori fuoco
in attesa.
Dilettante.
Milano, 11 maggio 2025
Autoritratto (immaginario) come pittore (2026)
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Lo sguardo fuori fuoco è la sospensione del sapere, la disponibilità a lasciare che il mondo si riveli prima di essere nominato.
L'autoritratto (immaginario) prende allora la forma del Pittore perché il pittore non è un mestiere, ma una condizione dell'essere. Dipingere il proprio volto significa interrogare il luogo in cui arte e vita cessano di essere separate e ritrovano, nell'esperienza, la loro originaria unità.
Autoritratto (immaginario) come percussionista storico (2026)
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Il percussionista storico non coincide necessariamente con l'interprete di musica antica.
La pratica degli strumenti storici diventa un modo per interrogare il suono, il gesto e il tempo come esperienza viva. La storia non è un repertorio da ricostruire, ma uno spazio da attraversare criticamente.
Nota a margine sulla percussione come categoria del concreto:
L'espressione "percussionista concreto" richiama implicitamente la musica concreta, ma ne sposta il significato: non il montaggio di suoni registrati, bensì una pratica in cui il suono è inseparabile dal corpo, dal gesto, dal materiale, dallo spazio e dalla storia. In questo senso il percussionista storico non interpreta semplicemente un repertorio: fa esperienza del tempo attraverso il suono, ed è questa esperienza concreta che lo lega al pittore, al poeta e al dilettante, come altre figure della tua ricerca sull'Unità dell'Esperienza.
Serge (Arbeau) Tabourot è un nome immaginario. Lo storico autore dell'Orchésographie (1589) era Jehan Tabourot, che pubblicò l'opera con lo pseudonimo Thoinot Arbeau. La mia scelta di assumere un'identità composta non intende ricostruire una figura storica, ma instaurare un dialogo tra la mia ricerca e una delle origini della pratica musicale occidentale. Come in tutti gli Autoritratti (immaginari), il nome diventa una figura concettuale: un dispositivo poetico attraverso cui passato e presente, storia e immaginazione, si incontrano nell'unità dell'esperienza.
Autoritratto immaginario come sound artist (2026)
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Il volto diventa il luogo in cui si manifesta una figura concettuale: il Dilettante.
Autoritratto immaginario con scacchiera (2026)
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L'autoritratto (immaginario) come scacchista non rappresenta quindi un giocatore, ma una figura della ricerca: colui che continua a interrogare il mondo, sapendo che ogni risposta è soltanto la premessa della mossa successiva.
J.P.
GLOSSARIO