Il passaggio d'Enea

"Si scrive sempre quello che ci serve", così nell'Autunno 1993, all'inizio di un percorso poetico esilissimo e frammentario, Sergio Armaroli inaugura una parabola figurale meditata e coerente, "un passaggio d'Enea" attraverso il corpo e "l'opulenza di una vita". La presenza a bordone è quella di una morte come "notte testarda" e assenza, un vuoto indicibile: "L'attesa è come sospesa. E la rima: disattesa". Le assonanze, il suono di una parola parlata e detta a voce alta, riflettono, come in uno specchio concavo, la natura acustica dell'orecchio del poeta in un testo, quello poetico, mandato a memoria.