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OPERARE IN SILENZIO

… sperimento talvolta l’invincibile desiderio di investire tutto il resto della vita a fare in silenzio quel che ritengo ragionevole, senza più aprir bocca su nulla”.

 

John Ruskin

 

Operare in silenzio. Così scrive John Ruskin pensando a tutti i “discorsi intelligenti” che invadono le nostre vite. Ha scritto e scrive, in senso metaforico, per tutti quelli che provano, sgomenti, orrore per il rumore del mondo. Ci invade, perché il sottoscritto è parte in causa appartenendo agli sgomenti, un senso di frustrazione e di stanchezza: il sistema nervoso cede di fronte al costante e continuo “discorso” del mondo. Fare silenzio, non per tacere dunque ma per occupare il tempo (la vera incognita) in attività ritenute ragionevoli da una mente e un cuore sano. Con questo si vuole sottolineare il fatto che non è necessario esprimere ogni volta, e ogni giorno, un pensiero che si suppone “intelligente” o informato (ricordo che Carmelo Bene suggeriva di disinformarsi!) o anche solo un’osservazione appropriata; sarebbe sufficiente concentrarsi su questo “fare ragionevolmente silenzio” in noi che vuole dire, infine: con estrema calma, occuparsi del proprio orto (Voltaire) coltivando la pazienza e la speranza, immersi nelle proprie carte, che spesso corrispondono anche ai propri suoni, raccolte negli anni con amorevole attenzione studiate e ri-studiate spesso, protette nella grande biblioteca che è in noi.