PER UNA SCUOLA DIFFUSA E ORIZZONTALE

PER UNA SCUOLA DIFFUSA E ORIZZONTALE

 

Uscire dall’emergenza con una prospettiva e un progetto, questo è il compito che imporrei alla coscienza e alla volontà. La crisi di un modello e l’esaurirsi di un processo storico permette di ridefinire un nuovo paradigma che possa sostituirsi al vecchio; al passato. Purtroppo noi viviamo ancora, nonostante tutto ciò che è accaduto, all’interno di una narrazione logora, marginale e superficiale: quella degli effetti. La nostra è stata una “società degli effetti” dove tutto si è misurato in termini di risultato immediato, di risposta contingente, emozionata dimenticando i tempi lunghi dell’immaginazione, del non detto e del nascondimento (mi riferisco a “quell’ombreggiare poetico” che è dell’Arte e dello Spirito, dell’umano agire nel segreto della vita e della morte). Tutto è esibito, in un primissimo piano continuo, assoluto: pornografico. Questa è la società dello spettacolo che abbiamo, pericolosamente, costruito attorno a noi; una società volgare, arrabbiata, abitata da comportamenti narcisistici e destituita di valore e qualità. Questo tempo sospeso che forzosamente tutti, o quasi, hanno potuto vivere direttamente come esperienza è il tempo di un nuovo pensiero e di un nuovo agire: nella lentezza dei rapporti e delle relazioni significanti e cariche di senso e fuori dai calcoli di opportunità. L’economia intesa come calcolabilità assoluta è un’aberrazione, un non-senso. La direzione di marcia è altra.

 

Come primo passo: la Scuola. Simultaneamente e all’interno di una dialettica stringente ri-trovare la scuola come luogo fisico e la Scuola come idea e modello di società. Una società nuova e rinnovata che parta dai bisogni degli anziani e dei bambini unendo così simbolicamente il decorso ciclico di questa nostra vita terrena; gli animali in noi e la Natura, vegetale e minerale, tutta. La scuola come luogo aperto, orizzontale e diffuso, nelle città e nei luoghi come un territorio abitale ambiente conoscitivo e di relazione (Habitat). La scuola non dovrebbe essere un luogo identificabile, determinato (non si dovrà più indicare a dito e dire: “quella è la mia scuola”). La scuola dovrà essere diffusa e invisibile; in ogni luogo abitabile dove sia possibile popolare e condurre la parola, lo sguardo, l’orecchio; la voce che dice e l’occhio che osserva.

 

Vi chiedo: diventiamo osservatori e rinunciamo a conquistare il mondo; la Scuola come luogo della vita e  nella vita, la Scuola come scoperta, del sapere ri-creato, ri-costruito e re-inventato. Questa immagino come nuova libertà conquistata contro l’imperio dell’isolamento e del controllo burocratico.

 

Il virus ha derubato l’umanità dal controllo: contemporanea nevrosi. La sua imprevedibilità è il vero problema con cui convivere. Una società del controllo numerico non concepisce l’errore se non come eccezione all’interno di una logica stretta di causa-effetto. I dati ci sfuggono perché la vita non è misurabile se non come qualità intuita. La scuola deve ritrovare questa sintonia con l’imprevedibile-possibile e abbandonarsi lasciando germogliare la speranza.

 

 

 

Pensiero della sera

PER UN ALTRO 25 APRILE

Spes Contra Spem

 

Quando si ammala la democrazia si ammalano anche i corpi.

A Marco Pannella: in memoria